Evento: Una matita italiana a Hollywood. Giacomo Ghiazza Storyboard Artist
07/04/2017 - 17/09/2017
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Data di inserimento: 30/03/2017 - 10:27
Luogo: Asti (AT) - Piemonte
Data di inizio: 07/04/2017
Data di fine 17/09/2017
Descrizione
Le maggiori produzioni fantascientifiche e d’azione degli ultimi trent’anni nei disegni dello storyboard artist Giacomo Ghiazza, dall’8 aprile al 17 settembre 2017 in mostra a Palazzo Mazzetti di Asti (Corso Vittorio Alfieri, 357).
L’esposizione, a cura di Umberto Ferrari e Giacomo Ghiazza, è promossa da Palazzo Mazzetti, Città di Asti e Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, con il patrocinio di Regione Piemonte e Provincia di Asti.
Matita italiana a Hollywood, lo storyboard artist astigiano Giacomo Ghiazza è attivo nel cinema statunitense dalla fine degli anni Ottanta. Ha collaborato con importanti registi (Barry Levinson, Paul Verhoeven, John Carpenter, John Woo, Ang Lee) ed attori (Arnold Schwarzenegger, Tom Cruise), contribuendo alla riuscita di popolarissime saghe come “Pirati dei Caraibi”, “Mission: Impossible” e “Hunger Games”.
Oltre ad una cospicua selezione di disegni dell’artista, ordinati in sequenze tali da rappresentare un’idea del suo lavoro per ogni lungometraggio, l’esposizione offre ai visitatori un viaggio all’interno della macchina-cinema, attraverso il racconto di una delle sue professioni meno conosciute – quella dello storyboard artist – arricchito anche dalla presenza di manifesti, fotografie, musiche e proiezioni.
Lo storyboard artist costituisce un punto di contatto fra l’arte più antica, quella semplice del disegno a mano, e quella più moderna, delle immagini in movimento e degli effetti visivi più sofisticati. Il suo ruolo, nell’ambito della produzione di un film, è fondamentale soprattutto quando si devono effettuare sequenze acrobatiche con stuntmen, per le quali tutti i dettagli devono essere pianificati in anticipo, per scongiurare rischi in caso di esplosioni e incidenti simulati. Lo storyboard artist realizza una sorta di sceneggiatura per immagini che consente di visualizzare le sequenze prima che vengano girate. Gli storyboard costituiscono, dunque, l’equivalente visivo di quello che è una sceneggiatura per i dialoghi o una partitura per la musica.
Giacomo Ghiazza, uno dei maggiori storyboard artist nel mondo, è originario di Asti. Da trent’anni vive e lavora negli Stati Uniti. Talento precoce, dopo gli studi artistici e una breve esperienza a Roma, dove comincia a disegnare storyboard per la pubblicità, viene folgorato dalla visione di “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e dalla lettura di un libro che raccoglie i disegni realizzati per “I predatori dell’arca perduta”, entrambi di Steven Spielberg. Nel 1985 parte per l’America e nel 1988, con la scelta di trasferirsi a Los Angeles, centro nevralgico della produzione hollywoodiana, comincia per lui una carriera che continua ancora oggi con successo, contando decine di lungometraggi, come “Robocop 2”, “Speed”, “Twister”, “Fuga da Los Angeles”, “Face/Off”, “Vita di Pi”.
La storia del cinema è legata ad Asti fin dai suoi albori. La città dette infatti i natali al regista Giovanni Pastrone, uno dei pionieri della settima arte, che nel 1914 con il kolossal storico “Cabiria” fece scuola in tutto il mondo per l’imponenza dei mezzi tecnici e artistici, citato e studiato da registi come David Wark Griffith, il padre del cinema americano.
L’esposizione, che verrà inaugurata venerdì 7 aprile alle ore 18.00, alla presenza dell’artista, sarà aperta al pubblico da martedì a domenica ore 9.30-19.30 (ultimo ingresso ore 18.30), chiuso il lunedì tranne Pasquetta e 1 maggio, aperto Pasqua, 25 aprile, 2 giugno, 15 agosto. Catalogo a cura di Umberto Ferrari (Sagep, 2017) con prefazione del Maestro Paolo Conte. Biglietto intero € 5,00, ridotto € 3,00. Visite guidate gratuite previa prenotazione (comprese nel biglietto di ingresso) in data 22 aprile, 19 maggio, 16 giugno, 21 luglio 2017, ore 18.00. SmarTicket acquistabile presso la biglietteria di Palazzo Mazzetti. Per informazioni: tel. 0141 530403, info@palazzomazzetti.it, www.palazzomazzetti.it.
In occasione della mostra, il programma didattico di Palazzo Mazzetti si arricchisce con una serie di workshop dedicati ai giovani, in collaborazione con la Scuola di Fumetto e Animazione del Comune Asti. La scuola, nata da un progetto dei disegnatori professionisti della Sergio Bonelli Editore, è attiva da quasi vent’anni e si avvale di docenti affermati a livello nazionale. Da maggio ad agosto, i ragazzi dai 13 ai 20 anni potranno iscriversi ad uno dei mini-corsi in tre lezioni pagando solo il biglietto ridotto (€ 3.00). Per informazioni e prenotazioni: tel. 0141 530403, didattica@palazzomazzetti.it.
Sono attive, inoltre, convenzioni con il Museo Nazionale del Cinema di Torino, con il Cinema Splendor di Asti e con una ventina di sale cinematografiche del Piemonte appartenenti al circuito Cinema SIA (Schermi Indipendenti Associati).
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Lorenzo Puglisi, Scintille di un fuoco nero
24/03/2018 - 05/05/2018
Bologna (BO) - Emilia-Romagna
Inserito da CSArt Serri
Lorenzo Puglisi I Scintille di un fuoco nero, 24 marzo – 5 maggio 2018, LABS Gallery di Bologna.
A cura di Martina Cavallarin, inaugurazione sabato 24 marzo alle ore 18.00.
Scintille di un fuoco nero, prima personale a Bologna di Lorenzo Puglisi, si configura come un’esperienza partecipata e immersiva. Il suono dell’album Bitches Brew di Miles Davis, le immagini di capolavori della Storia dell’Arte riprodotti in loop su un tablet, l’illuminazione calda delle candele, sono gli elementi che accompagnano lo spettatore alla visione dell’opera pittorica di Puglisi.
Nell’ampia sala rettangolare della galleria, in passato luogo di culto religioso, tre opere a olio su tavola di dimensioni monumentali realizzate site specific per la mostra (Il Grande sacrificio, 195x375 cm; Nell’orto degli ulivi, 208x158 cm; Matteo e l’angelo, 208x158 cm) sono abissi neri calibrati e disciplinati, note gigantesche sullo spartito bianco costituito dai muri perimetrali dell’aula. A completare il percorso espositivo, nella stanza attigua, una costellazione di opere più piccole compone un carosello nero, immerso nel silenzio.
Come spiega la curatrice, «Oltre alle rievocazioni storiche – Leonardo Da Vinci, Francisco Goya, Michelangelo, Caravaggio, con Angeli, Pietà, Cenacoli, Crocifissioni, sino alla singolare trasversalità dei ritratti di retrogusto baconiano – c’è in Puglisi una dimensione attuale che interrompe la meccanicità del riemerso e della ripetizione. Impastati nel nero profondo, gli indizi ripartiti sulla pelle del dipinto consegnano l’opera allo sguardo e alla contemplazione spirituale. Ciò che cattura l’attenzione dell’artista, e lo spinge a realizzare un lavoro, è l’impianto scenico della rappresentazione coniugato con un messaggio profondo, esoterico o mistico, che rifugge questioni teologiche o filosofiche e ha invece a che fare con l’introspezione dell’animo umano e una ricerca di trascendenza, valore che l’arte ha sempre perseguito per cercare un senso oltre il visibile. In Scintille di un fuoco nero le caratteristiche superfici pellicolari piatte e buie sono abitate dalla ristretta gamma di tracce cromatiche del bianco, del grigio, delle punte di rosso».
Scintille di un fuoco nero è una narrazione esperienziale tesa a coinvolgere lo spettatore, complice e voyeur dell’indagine il cui protagonista è sempre il conflitto tra conscio e inconscio proposto dalla pittura di Puglisi. «Si tratta – conclude Martina Cavallarin – di abbandonarsi all’esercizio delle relazioni in un luogo sperimentale di convivenze di presenze; un incontro romantico nel quale è premiato il riconoscimento delle diversità complementari dell’espressione pittorica e del supporto tecnologico che ci racconta le fonti dell’inspirazione artistica sia dal punto di vista iconografico che sonoro».
La mostra sarà visitabile fino al 5 maggio 2018, da martedì a venerdì ore 16.00-19.00, oppure su appuntamento. Ingresso libero. Catalogo disponibile in Galleria con testi di Martina Cavallarin e ricco apparato iconografico. Per informazioni: M. +39 348 9325473, info@labsgallery.it, www.labsgallery.it.
Gioco di fantasmi
28/04/2017 - 31/05/2017
Reggio nell'Emilia (RE) - Emilia-Romagna
Inserito da CSArt Serri
Gioco di fantasmi e teatro dei tempi. Le opere di Alessandra Baldoni, Giorgio Bormida e Gian Luca Groppi in mostra presso la sede di CSArt e ClubArt a Reggio Emilia (Via Emilia Santo Stefano, 54) in occasione di “Fotografia Europea”.
Realizzata in collaborazione con l’Associazione Culturale Arteam di Albissola Marina (SV), l’esposizione sarà inaugurata venerdì 28 aprile 2017, alle ore 18.00, alla presenza degli artisti.
Come spiegano i curatori Chiara Serri e Paolo Barilli, «Le opere fotografiche di Alessandra Baldoni, Giorgio Bormida e Gian Luca Groppi trovano assonanza nella costruzione della scena, nelle suggestioni letterarie, nelle ampie aperture oniriche. Il fantasma del passato irrompe nel contemporaneo rivelando immagini persistenti, riconducibili alla tradizione culturale e alla memoria sociale. Inventario, allora, come strumento di conoscenza, warburghiano “Atlante della Memoria” in grado di dare parola all’immagine e spazio al pensiero».
Alessandra Baldoni presenta una selezione di opere “Da un atlante del mondo difficile”, serie avviata nel 2015 e non ancora conclusa. Il progetto, che trae il titolo dall’omonima poesia di Adrienne Rich, mette in scena gli incubi e le paure che caratterizzano la società contemporanea. Lasciate da parte le atmosfere fiabesche della precedente produzione, l’artista si concentra ora sul mistero, attraverso narrazioni sospese poco prima del tragico. Amante della letteratura, Baldoni utilizza la fotografia come mezzo per immortalare allestimenti curati nel dettaglio, nei quali l’immagine si solleva gradualmente dalla parola.
Giorgio Bormida, presente in mostra con quattro fotografie della serie “VIXI” (2015), perfetto indicativo del verbo “vivere”, opera una continua stratificazione di ricordi e memorie. Diversi momenti collegati tra loro da assonanze formali o connessioni simboliche, calate in un buio teatrale che accentua gli aspetti onirici della visione. L’oscurità diventa dunque sinonimo di interiorità, con riferimenti al bianco e nero cinematografico dell’espressionismo tedesco, alla violenza drammatica delle luci e delle ombre di Caravaggio e alle visioni di Füssli, finestra aperta sulla parte irrazionale della mente umana.
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Carte e cartoni
03/12/2016 - 14/01/2017
Reggio nell'Emilia (RE) - Emilia-Romagna
Inserito da CSArt Serri
Per il periodo natalizio, dal 3 dicembre 2016 al 14 gennaio 2017, la Galleria de’ Bonis (viale dei Mille 44/B, Reggio Emilia) propone un’articolata collettiva di opere su carta e cartoncino dei maggiori artisti del Novecento italiano (con più di una puntata oltralpe): Afro, Pietro Annigoni, Antonio Bueno, Giuseppe Capogrossi, Nicola De Maria, Gianni Dova, Sam Francis, Virgilio Guidi, Renato Guttuso, Hans Hartung, Alberto Manfredi, Giorgio Morandi, Gino Severini, Mario Sironi.
La proposta spazia da disegni e schizzi preparatori fino a opere finite vere e proprie, da studi a matita a collage fino agli acquerelli, per indagare tutta la potenzialità del sorprendente supporto cartaceo.
Le opere scelte mettono a confronto la forza del segno propria dei disegni, che contengono tutta l’energia non ancora addomesticata dell’idea nascente dell’artista, con la delicatezza dell’acquerello o della china.
In galleria, anche molte opere insolite: il bozzetto in cartoncino dell’unica scultura mai realizzata da Guttuso: “L’edicola”, un’illustrazione satirica di Sironi per “Il Popolo d’Italia”, tre disegni di Morandi (una natura morta e due paesaggi), un collage di Capogrossi, un inusuale nudo femminile di Annigoni, una forte opera segnica di Hartung, un lavoro del 1970 di Sam Francis certificato direttamente dalla Sam Francis Foundation di Pasadena e diverse altre sorprese.
La mostra è un vero e proprio excursus attraverso il Novecento italiano, indagato a partire dagli autori che ne hanno scritto la storia. La scelta della carta permette selezionare opere particolari dei grandi della pittura in un percorso nuovo e stimolante. Le opere su carta sono, inoltre, un ottimo modo per accostarsi al collezionismo, scegliendo pezzi di grandi autori a prezzi più accessibili rispetto alle opere su tela.
L’esposizione sarà visitabile dal fino al 14 gennaio 2017, da martedì a sabato con orario 10.00-13.00 e 16.00-19.00, giovedì ore 10.00-13.00. Ingresso libero. Sabato 17 dicembre, alle ore 18.00, brindisi di auguri in galleria. Per le festività la galleria sarà chiusa i giorni 24-25-26 dicembre e dal 31 dicembre al 6 gennaio compresi.
Per informazioni: tel. 0522 580605, cell. 338 3731881, info@galleriadebonis.com, www.galleriadebonis.com.
Presentazione del Manifesto del Demorfismo Fotografico
30/04/2014 - 30/04/2014
Reggio nell'Emilia (RE) - Emilia-Romagna
Inserito da galleria berga
Alla Galleria Berga la prima presentazione di Giovanni Bevilacqua del Manifesto del Demorfismo Fotografico.
“Noi vogliamo usare il mezzo fotografico per muovere i palazzi, per dare un movimento a quello che sta fermo”, questa la frase che apre il Manifesto del Demorfismo Fotografico e con il quale Giovanni Bevilacqua, artista già conosciuto negli spazi della Galleria Berga grazie alla sua personale “INVISIBILIA”, introduce la sua nuova ricerca nel campo della fotografia.

Il Manifesto del demorfismo é solo un modo per affermare il nostro tempo e, con lui, la nostra arte, libera l'artista fotografo da regole e obbligazioni fotografiche, rendendolo creatore di immagini, dandogli la possibilità di esplorare il suo mondo creativo. La macchina fotografica diventa un mezzo atto non più alla semplice cattura dell'attimo, ma un pennello con il quale l'artista fotografo dipinge sulla propria tela, le sue emozioni, le sue fantasie.
Arte nel senso pieno della parola. La fotografia non può sempre essere considerata come la sorella povera delle arti, schiacciata tra la pittura e il cinema, ma deve acquistare un ruolo proprio tra le arti più pure.
A chi si oppone additando l'uso di software per modificare e costruire le immagini, ci sentiamo di rispondere che: “La scultura contemporanea si fa ancora con martello e scalpello, Cattelan "scolpisce" le sue opere, Donald Judd ha usato la lima e la raspa per fare le sue scatole perfette...chi fotografa in bianco e nero non é comunque un manipolatore visto che cancella i colori per aumentare la drammaticità dell'immagine? Non é anche questa una manipolazione della realtà che comunque é a colori?”.
L'uomo progredisce, e usa i mezzi che la sua epoca gli mette a disposizione per dare sfogo alle sue emozioni con quanto ha a portata di mano.
Il Demorfismo Fotografico consacra la sregolatezza fotografica, la libertà dell'artista nella composizione dell'immagine, i puristi dell'immagine catturata , gli street photographer, i matrimonialisti i reporter...
Il pullman é grande c'è posto per tutti chi vuol salire ....si accomodi, certo non saremo noi a denigrare chi si esprime differentemente con la macchina fotografica, sarebbe un controsenso.

Citazioni di Giovanni Bevilacqua