Evento: Luca Macauda, Ciane
20/01/2018 - 18/02/2018
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Data di inserimento: 10/01/2018 - 18:05
Luogo: Bazzano (BO) - Emilia-Romagna
Data di inizio: 20/01/2018
Data di fine 18/02/2018
Descrizione
La Fondazione Rocca dei Bentivoglio di Valsamoggia, in collaborazione con il Museo Civico Archeologico “A. Crespellani” e con il Comune di Valsamoggia, presenta, dal 20 gennaio al 18 febbraio 2018, “Ciane”, mostra personale del pittore Luca Macauda, curata da Francesca Baboni e Stefano Taddei con un testo critico di Rossella Moratto. Realizzata con il sostegno delle gallerie A+B Contemporary Art di Brescia e VV8artecontemporanea di Reggio Emilia, l’esposizione sarà inaugurata sabato 20 gennaio alle ore 17.00.
La mostra “Ciane”, allestita nella Sala Ginevra della Rocca dei Bentivoglio (Via Contessa Matilde 10, Loc. Bazzano, Valsamoggia, Bologna), vedrà la ricerca dell'artista accostarsi e contrapporsi a reperti archeologici di altre culture, dagli elementi della cosiddetta Etruria Padana, e in particolare della Necropoli di Casalecchio di Reno (VII sec. a.C.), a quelli di età tardoantica. I due reperti con cui l'artista si è confrontato, conservati nelle sale del Museo Archeologico "A. Crespellani", sono: il “Vaso situliforme” decorato a stampiglie facente parte di un corredo funerario e il “Cesto in corteccia di salice” proveniente dal pozzo Sgolfo di Castello di Serravalle. L'artista individua questi due reperti per la ripetitività dei motivi decorativi del primo manufatto e per l'estrema fragilità del materiale ligneo del secondo elemento.
La serialità delle decorazioni, come ad esempio un cerchiello, accostato e ripetuto più volte compone la figura di una rosetta. Questo è percepito da Macauda nel suo intero lavoro pittorico fatto di gestualità ripetuta e fondante la sua pratica pittorica, e conduce lo spettatore all’interno delle suggestioni archeologiche che hanno generato le opere. La gestualità del segno curvo oppure del segno verticale dialoga con la contrapposizione della meccanicità dei motivi stampigliati, accomunati però dalla ritmica generata sulle due diverse superfici.
Per quanto riguarda il “Cesto in corteccia di salice” ritrovato nel pozzo Sgolfo Macauda ha scelto di concentrarsi sulla fragilità intrinseca al manufatto e sulla texture intrecciata. Tali peculiarità hanno colpito la sensibilità dell'artista che le interpreta, sublimandole, attraverso l’utilizzo della polvere del pastello e dei segni intrecciati che affondano e riemergono vibrando come la materia sfibrata di una corteccia.
Il percorso pittorico di Luca Macauda trae fondamento da una motivazione profonda e intima che trova le sue radici nel territorio al quale l'artista è emotivamente e visceralmente legato, la Sicilia sud orientale. L'artista si esprime con la pittura perché in essa è contenuta una memoria dello strumento di cui il suo territorio è ricchissimo, dall'antichità alla contemporaneità, e perché essa gli permette di ritrovarsi continuamente all'interno di questo contesto culturale e antropologico attorno al quale si è formata un'intera comunità. Il suo fare pittura è dunque appartenenza ad una tradizione nella quale l'artista si ritrova, si riconosce, rendendola collettiva.
Le opere “Nella Valle dell'Anapo” fanno parte di una serie di lavori che indagano una nuova forma di struttura e linguaggio attraverso il tatto ed il segno. L'utilizzo del pastello morbido come mezzo di realizzazione ha permesso all'artista di agire secondo la propria necessità: quella di avvicinarsi sempre di più al quadro fino ad entrarci dentro. Questo lo ha portato ad avere un contatto fisico e un rapporto più intimo e organico con il quadro e la sua superficie.
Stendendo il pastello con le mani sporche della polvere di quest'ultimo, l'artista ha volutamente abbandonato il filtro moderno ed extraorganico rappresentato dal pennello che si interponeva tra l'originarietà e la superficie. La tattilità invece riconduce al segno arcaico che l'artista ritrova negli ultimi lavori a pastello, la cui materia pittorica, diventata pigmento e gesto, gli permette di sviscerare quegli elementi contenuti nella memoria della sua terra d'origine.
È questo il caso della recente serie di dipinti ispirati alla “Valle dell'Ànapo”, sito naturalistico di importanza paesaggistica, storica e archeologica, che accoglie la più vasta Necropoli rupestre d'Europa. Accostandosi ad essa in chiave puramente suggestiva, Macauda ne ha indagato l'aspetto archeologico – dalla pietra in cui sono state scavate le “tombe a grotticella” che riempiono i costoni rocciosi della valle, ai segni dipinti e incisi sui manufatti in terracotta – nonché l'aspetto naturalistico che lo circonda.
La mostra sarà visitabile fino al 18 febbraio 2018, da martedì a venerdì ore 15.00-19.00, sabato ore 9.00-13.00 e 15.00-18.30, domenica ore 10.00-18.00, lunedì chiuso. Ingresso alla mostra compreso nel percorso di visita della Rocca dei Bentivoglio e del Museo “A. Crespellani”. Per informazioni, costi e prenotazioni: tel. 051 836442/05, museo@roccadeibantivoglio.it, www.frb.valsamoggia.bo.it.
Luca Macauda (Modica, 1979) vive e lavora a Brescia. Formazione: Accademia di Belle Arti, Roma, 1998-2002. Mo
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Enrico Magnani, Supernova. Birth to Life – Vita alla Vita
07/09/2017 - 06/10/2017
Chicago
Inserito da CSArt Serri
Dopo la residenza artistica presso lo Zhou Brothers Art Center di Chicago e il grande successo della mostra antologica allestita a Reggio Emilia, Enrico Magnani presenta presso l’Istituto Italiano di Cultura di Chicago, dal 7 settembre al 6 ottobre 2017, una collezione di opere inedite.
“Supernova. Birth to Life – Vita alla Vita” è il titolo della mostra che raccoglie tredici grandi dipinti ad acrilico, tutti realizzati nel 2017 su un particolare pannello multistrato di cartone e alluminio. Opere in cui l’artista non tocca mai il supporto, né con le mani, né con i pennelli o altri strumenti, avvalendosi solo di getti d’aria e d’acqua che veicolano il colore.
Focalizzando l’attenzione sulla dualità di scienza e mistica, da sempre tema portante della sua ricerca, l’autore si ispira alle esplosioni nucleari che caratterizzano la fine della vita di una stella: la Supernova, simbolo di morte e rinascita, emblema della ciclicità dell’universo. «Opere in cui, si legge nel testo di presentazione, la perfezione delle linee geometriche del triangolo, del cerchio e della croce dialogano con il caos delle esplosioni di colore, creando un equilibrio tra ordine e disordine; geometrie queste che fanno parte del patrimonio culturale e spirituale dell’uomo, di quell’essenza che, riprendendo Platone, trascende la materia esistendo solo nel mondo delle idee».
«Attraverso l’esplosione dei colori, – aggiunge Alberta Lai, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di Chicago – la geometria delle linee e delle forme, la danza dei riflessi di luce e delle ombre, l’artista trasmette all’osservatore l’energia cosmica primordiale, l’impulso a gioire del ciclo della vita e l’anelito alla continua palingenesi. L’invito è pertanto a immergersi nell’esperienza estetico-sensoriale, ma anche magico-mistica che la mostra “Supernova” di Enrico Magnani permette/promette al suo fruitore».
La personale, promossa e organizzata dall’Istituto Italiano di Cultura di Chicago con il patrocinio del Comune di Reggio Emilia, sarà inaugurata giovedì 7 settembre alle ore 19.00, alla presenza del Console Generale d’Italia a Chicago, Giuseppe Finocchiaro. La galleria dell’Istituto Italiano di Cultura sarà aperta al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.00. Ingresso libero. Catalogo disponibile in mostra.
Per informazioni: Istituto Italiano di Cultura (T. +1 312 822 9545, iicchicago@esteri.it). Per approfondimenti: www.enricomagnani-art.com.
Fausto De Nisco. Intrichi e radure nel bosco della pittura
01/12/2017 - 13/04/2018
Reggio nell'Emilia (RE) - Emilia-Romagna
Inserito da CSArt Serri
BFMR & Partners, studio di Dottori Commercialisti Revisori Legali di Reggio Emilia che fa capo a Silvio Facco, Luigi Attilio Mazzocchi e Leonardo Riccio ospita, dal 1 dicembre 2017 al 13 aprile 2018, “Intrichi e radure nel bosco della pittura” di Fausto De Nisco, artista modenese che sonda le infinite possibilità del segno, della forma e del colore.
Curata da Sandro Parmiggiani, la mostra raccoglie una trentina di opere pittoriche realizzate negli ultimi tre anni: dipinti ad olio su tela di grandi dimensioni e lavori a tecnica mista su carta, nei quali si registra un abbondante uso del collage, tecnica d’elezione per lo studio della composizione. Il percorso espositivo è inoltre completato da un piccolo nucleo di carte degli anni Novanta.
«I dipinti di Fausto De Nisco – scrive il curatore – sono una sfida persistente a chi pensi di poterne immediatamente cogliere la bellezza e il senso attraverso uno sguardo fuggevole e sommario. Le linee che in un punto s’intrecciano e in un altro divergono, andando a formare geometrie della più varia ampiezza e natura, i colori, accostati con perizia, che trapassano da un punto, s’inabissano nel nulla e poi riaffiorano in un’altra parte del dipinto, le figurazioni che qua e là paiono germinare e prendere forma, per presto svanire e dissolversi in qualche lampo tonale: tutto concorre a definire le opere di De Nisco come luoghi di un mistero e di una rivelazione che, per coglierne qualche lacerto della genesi e dell’essenza segrete, esigono che si ripercorrano i sentieri lungo i quali si è inoltrato l’artista e si ricostruiscano le mappe che lui ha tracciato. De Nisco, riprendendo e sviluppando alcune esperienze della pittura europea ed americana del secolo scorso, parte, nella realizzazione dei suoi dipinti, da un nucleo, figurativo o geometrico, dal quale germinano e si dipartono liane che vanno a insediarsi in un’altra parte dell’opera, dando vita a una sorta di bosco in cui s’alternano intrichi e slarghi, viluppi e radure. L’arcipelago di isole che così si va formando è generato da suggestioni che attingono alla memoria personale dell’artista, alle sue passioni pittoriche, letterarie e musicali, all’innata e via via conquistata sensibilità per i rapporti, fondati sull’alternanza di equilibri e di scarti improvvisi, tra segni, forme, colori».
In occasione del vernissage su invito, previsto per venerdì 1 dicembre a partire dalle ore 19.00, sarà visitabile l’anteprima della mostra, aperta al pubblico da lunedì a venerdì con orario 10.00-12.00 e 16.00-18.00. Per informazioni: tel. 0522 455000, info@bfmr.it, www.bfmr.it.
Fausto De Nisco è nato a Sassuolo (Modena) nel 1951, dove vive e lavora. Espone, dal 1984, in mostre personali e di gruppo, in gallerie private e in spazi pubblici, in Italia e all’estero. La sua opera ha riscosso l’interesse di critici e storici dell’arte, quali, tra gli altri, G. Celli, F. Caroli, C. Cerritelli, B. Bandini, S. Parmiggiani, C. Spadoni, R. Pasini, L. Conti, G. Granzotto. La sua prima mostra personale si è tenuta proprio a Reggio Emilia nel 1985, alla Galleria La Minima. Da allora, l’artista ha mantenuto uno stretto legame con la città che si è concretizzato con le personali “La fluidità della visione” (Palazzo Casotti, Reggio Emilia, 2009, testi di Sandro Parmiggiani e di Leonardo Conti) e “Frammenti nella memoria” (Galleria Radium Artis, San Martino in Rio, Reggio Emilia, 2013-14).
BFMR & Partners è uno studio di Dottori Commercialisti Revisori Legali fondato nel 2007 da Gian Matteo Bonomo, Silvio Facco, Luigi Attilio Mazzocchi e Leonardo Riccio. Accanto all’attività professionale, sostiene da anni l’arte e la cultura attraverso la promozione di esposizioni dedicate ad artisti e fotografi (Daniele Vezzani, Carlo Mastronardi, Nani Tedeschi, Angelo Davoli, Nadia Rosati, Wal, Toni Contiero, Riccardo Varini, Richard B. Datre, Giuliano Della Casa, Marco Paoli, Carlo Ferrari, Luca Gilli, Corrado Tagliati, Stanislao Farri, Carlo Vannini, Domenico Grenci, Ermanno Foroni, Alessandra Binini, Giuseppe Maria Codazzi) e la sponsorizzazione di rilevanti iniziative culturali (Attività di Palazzo Magnani 2009 e 2010, “Fotografia Europea” 2010-2017).
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Luigi Ghirri e Omar Galliani, Spazio Siderale
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“Spazio Siderale”: un libro ed una mostra per raccontare il dietro le quinte della realizzazione del terzo monumentale sipario del Teatro Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia, dipinto da Omar Galliani nel 1991. In quelle settimane, uno dei più grandi fotografi italiani, Luigi Ghirri, documentò, da par suo, la nascita dell’opera. La presentazione ufficiale si terrà martedì 31 maggio, alle ore 18.30, nella Sala degli Specchi del Teatro Valli. Ospite d’eccezione, lo storico e critico d’arte Flavio Caroli. A seguire, visita in anteprima all’esposizione allestita presso Vicolo Folletto Art Factories.
Vicolo Folletto Art Factories e Corsiero Editore di Reggio Emilia celebrano i venticinque anni della realizzazione del sipario del Teatro Valli con la pubblicazione del volume di Luigi Ghirri “Spazio Siderale. Il sipario del teatro Valli dipinto da Omar Galliani”, contenente le fotografie scattate da Luigi Ghirri per raccontare la nascita del progetto (conservate nella fototeca della Biblioteca Panizzi), unitamente ad alcuni bozzetti ed opere coeve di Omar Galliani, reperite in collezioni pubbliche e private.
Martedì 31 maggio, alle ore 18.30, il libro sarà presentato nella Sala degli Specchi del Teatro Valli, attraverso le testimonianze delle persone che, nei primi anni ’90, sostennero e parteciparono alla realizzazione dell’opera. Dopo il saluto delle Istituzioni, Flavio Caroli parlerà delle fotografie di Luigi Ghirri che documentano il lavoro di Omar Galliani, in dialogo con l’artista stesso. Per l’occasione, sarà possibile ammirare il sipario nella sua magnificenza.
“Spazio Siderale” non è un libro di Luigi Ghirri – spiega l’editore – ma la pubblicazione del menabò sul quale il fotografo reggiano stava lavorando in vista di un eventuale progetto o libro. In mancanza di un titolo autografo, si è scelto di intersecare il soggetto del velario dipinto da Omar Galliani, “Siderea”, con certi temi cari a Luigi Ghirri. Il volume raccoglie 87 fotografie inedite con i relativi passepartout, sui quali sono riportate note autografe del fotografo sui tagli e sull’intensità dei colori in vista della stampa. Una lettura che corrisponde quasi all’ingresso nel laboratorio di Ghirri.
Come ricorda Omar Galliani, «Il tempo era sospeso nella Sala dei Pittori del grande teatro. La musica che ascoltavo si alternava al “clic” degli obiettivi che ogni giorno Luigi Ghirri scattava ai lati e dentro al grande cielo blu cobalto che cresceva tra il mio e il suo tempo. Ora il tempo è cambiato ma “Siderea” è sempre lì e ci guarda. Tante di queste foto non le avevo mai viste. Non ho mai chiesto di vederle in tanti anni per pudore e nostalgia… Oggi qualcuno l’ha fatto per me e Luigi. Grazie».
La mostra, visitabile presso Vicolo Folletto Art Factories (Vicolo Folletto, 1) dal 1 giugno al 17 luglio 2016, raccoglie una selezione di opere di Omar Galliani realizzate negli stessi anni del sipario, alcuni bozzetti preparatori e due lastre in zinco biffate, dalle quali erano state tratte due serie litografiche, anch’esse in esposizione, oltre ad alcune fotografie dal menabò di Luigi Ghirri.
Il libro di Luigi Ghirri “Spazio Siderale” (Corsiero Editore) è disponibile in galleria e presso l’editore in un cofanetto a tiratura limitata di 50 copie, contenente una litografia su pietra di Galliani ed una fotografia di Ghirri numerata. Il volume (40 euro) sarà invece nelle librerie a partire dal 9 giugno 2016.
L’esposizione è visitabile da martedì a giovedì ore 17.00-20.00, da venerdì a domenica ore 10.00-20.00. Ingresso libero. Visite guidate su prenotazione. Per informazioni: tel. +39 366 4115803, gallery@vicolofolletto.it, www.vicolofolletto.it.
Il progetto è realizzato da Vicolo Folletto Art Factories e Corsiero Editore in collaborazione con Fondazione I Teatri, Biblioteca Panizzi, Archivio Luigi Ghirri, Archivio Omar Galliani.
Un particolare ringraziamento a Laura Gasparini, Giuseppe Gherpelli, Anna Grisendi e Nadia Stefanel, nonché ad Omar Galliani, alla famiglia Veroni-Ferretti, alla Collezione Girefin SpA e agli altri collezionisti per la generosa disponibilità con cui hanno concesso le loro opere.