Evento: Giorgio Ferretti, Hesperus
17/03/2018 - 07/04/2018
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Data di inserimento: 08/03/2018 - 9:14
Luogo: Reggio Emilia () -
Data di inizio: 17/03/2018
Data di fine 07/04/2018
Descrizione
ReArt Arte Contemporanea e Belle Arti di Reggio Emilia (Viale Umberto I, 42/B) presenta, dal 17 marzo al 7 aprile 2018, la mostra personale di Giorgio Ferretti, a cura di Francesca Baboni e Stefano Taddei.
L’esposizione, che sarà inaugurata sabato 17 marzo alle ore 18.00, s’intitola “Hesperus” in omaggio a Vespero, stella della sera, divinità legata al pianeta Venere.
In mostra, una ventina di dipinti a tecnica mista su tela, realizzati dal 2008 al 2018 e dedicati alla figura della donna, elemento fondante della ricerca del pittore reggiano.
Come spiegano i curatori, «Giorgio Ferretti rappresenta il femminile nelle sue diverse accezioni di bello, sia dal punto di vista estetico che archetipico e in contesti differenti. I ritratti al femminile sono donne guerriere, orientali oppure occidentali che lui riprende su base fotografica dalla rete e che modifica e rielabora con stratificazioni e velature di colore, dando un effetto quasi etereo e anticato, sottolineato talvolta anche con l’utilizzo di trame di stoffe che spesso invadono e si sovrappongono alla figure».
Giorgio Ferretti nasce a Reggio Emilia nel 1971. Per anni coltiva la passione per il disegno, con una forte attrazione per la pittura ad olio figurativa. I quadri del padre, pittore figurativo, lo affascinano e lo portano ad imitarlo fin dall’età di dodici anni. Negli anni successivi continua a dipingere costantemente ed in parallelo si laurea in Ingegneria nel 1996. Dal 1996 al 1999 svolge un corso avanzato di tecniche pittoriche. Tra le principali esposizioni, si segnalano le personali “Neonatalia” (Galleria D’arte 18, Bologna, 2007, a cura di Francesca Baboni) e Weiblich (Il Vizietto, Sassuolo, Modena, 2010), nonché le collettive presso Galerie de Causans (Parigi, 2008), Palafiori (Sanremo, Imperia), Galleria d’Arte La Telaccia By Malimpensa (Torino, 2012), Galleria Previtali (Milano, 2014), ReArt Arte Contemporanea e Belle Arti (Reggio Emilia, 2017). È risultato tra i finalisti del Premio Arte Mondadori nel 2002, 2005, 2011. Vive e lavora a Reggio Emilia.
La mostra sarà visitabile fino al 7 aprile 2018, da martedì a venerdì ore 9.30-12.30 e 16.30-19.00, sabato ore 9.30-12.30 oppure su appuntamento. Ingresso libero. Per informazioni: cell. 370 3462813, spazioreart@gmail.com, www.belleartisupplies.com, www.facebook.com/ReArtBelleArti.
ReArt Arte Contemporanea e Belle Arti nasce nel 2017 a Reggio Emilia. Accanto alla galleria, attrezzata per mostre personali e collettive, si trova la sezione belle arti, con prodotti e marchi selezionati. Tra le prime mostre si segnalano: Nicla Ferrari, “Frammenti”, 2017; Marco Arduini e Anna Barbara Olszewska, “La pelle che abito”, 2017; Jara Marzulli, Barbara Nicoletto, Tina Sgrò, “Fate ignoranti”, 2017. Sono state inoltre organizzate giornate di lavoro e full immersion con gli artisti.
Altri eventi dell'inserzionista
Amanda Chiarucci. Rubedo
08/03/2019 - 28/04/2019
Reggio Emilia
Inserito da CSArt Serri
Alla Galleria Bonioni Arte di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 43), dall’8 marzo al 28 aprile 2019, una mostra all’insegna della natura, del viaggio e della scoperta. Costituite da carte ripiegate su se stesse e porzioni di vita vissuta, le opere di Amanda Chiarucci sono diari senza parole, sculture silenziose che, come organismi viventi, si evolvono e si trasformano. Curata da Matteo Galbiati, l’esposizione sarà inaugurata venerdì 8 marzo alle ore 18.00, alla presenza dell’artista.
Il titolo della personale – “Rubedo” – allude al compimento ultimo del processo di trasformazione alchemica, in cui l’anima si eleva al di sopra della materia. Amanda Chiarucci compie la sua alchimia utilizzando il mezzo espressivo dell’arte come transfer per la sua trasformazione interiore, ricongiungendo spirito e materia, natura e umanità, microcosmo e macrocosmo. Attraverso l’arte sublima la Natura, sotto la spinta ardente dello Spirito (Rubedo).
In mostra, una decina di opere realizzate dal 2016 al 2019 con la tecnica dell’Origami Modulare Tridimensionale, insieme scultoreo di moduli identici che vanno a costruire paesaggi e a tessere forme organiche. Nello specifico, il linguaggio scelto dall’artista è quello del Golden Venture, che si contraddistingue per un tipo di modulo a forma di triangolo rettangolo, ideale per la costruzione geometrica di montagne e strutture sinuose protese verso l’alto.
Il nome di questa tecnica proviene dalla storia di una nave, la Golden Venture, che nel 1993 naufragò davanti alla Rockaway Beach, a pochi chilometri da Manhattan, portando all’incarcerazione di centinaia di migranti di origine cinese. All’interno del penitenziario, i detenuti realizzarono oltre 10.000 sculture con la tecnica dell’Origami Modulare Tridimensionale, utilizzando riviste, carta millimetrata, carta igienica e colla. Esposte e vendute, queste opere hanno contribuito nel tempo a sostenere la loro causa.
In questa storia di immigrazione, Amanda Chiarucci riconosce parte della propria vita in quanto tante persone della sua famiglia, alla ricerca di felicità o fortuna, si sono spostate da un capo all’altro della Terra, rischiando tutto.
Un linguaggio, quello del Golden Venture, che consente all’artista di decodificare, attraverso processi di costruzione e stratificazione, ciò che non può essere percepito realmente, ovvero il tempo, il pensiero e il desiderio. Essi rimangono nella dimensione dell’invisibile, ma contengono una potente energia che Amanda Chiarucci registra, frammento dopo frammento, in una continua tensione verso l’alto che si esplica in talee, utopiche mappe del desiderio, altorilievi geografici modulati dall’impulso di esplorare il paesaggio (conosciuto e sconosciuto) e da un sentimento interiore di amore e rispetto verso la Natura e ogni forma di vita.
«Nella carta – dichiara l’artista – ci sono linee invisibili che sono il risultato di studi geometrici e calcoli matematici. L’origami cela l’essenza della forma, l’atto della creazione in chiave spirituale, poiché la geometria si trova in tutte le creazioni della Natura, come se si celasse al suo interno un disegno divino».
La mostra sarà aperta al pubblico fino al 28 aprile 2019, da martedì a domenica ore 10.00-13.00 e 16.00-20.00, chiuso il lunedì; aperto Pasqua e 25 Aprile. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 0522 435765, www.bonioniarte.it, info@bonioniarte.it, www.facebook.com/bonioniarte, www.instagram.com/bonioniarte.
Nata a Cesena nel 1974, Amanda Chiarucci consegue la Maturità Classica a Forlì e il Diploma in Pittura e Costume per lo Spettacolo all’Accademia di Belle Arti di Bologna. I suoi esordi artistici sono legati all’happening e alla performance. Realizza successivamente diversi cicli di opere – “Ninfa”, “Camicie di forza”, “Matrjoske”, “Madonne” – dedicate all’indagine della figura femminile, tra passato e presente, quotidianità e sacralità. La sua prima personale, “Matrjoske”, è allestita alla Galleria del Loggiato di Cesena. Nel 2005 risulta tra i vincitori del Premio Celeste, nella categoria Pittura Mediale, con l’opera “Finché il mio sangue non sia puro” e partecipa alla collettiva “Young Italian Painters” alla Sacy Gallery di Firenze. Il 2007 si apre con il ciclo di autoritratti e ritratti fotografici “Madonne”, esposto allo Spazio Cotogni di Forlì con la curatela di Giovanni Gardini. Nel 2014 espone al MEAM, Museo Europeo di Arte Moderna di Barcellona nell’ambito della collettiva “Martyrium Sanctae Eulaliae” e al MUSAS, Museo Storico Archeologico di Santarcangelo (RN) in occasione della collettiva “La scrittura disegnata, quaderni di artisti e scrittori contemporanei tra disegno, parola e invenzione quotidiana”, a cura di Claudio Ballestracci e Dacia Manto, nell’ambito della Biennale del Disegno di Rimini. Nel 2013 realizza il progetto “Talee” con una tecnica completamente differente da quelle utilizzate in precedenza (Golden Venture) per esplorare un tema fondamentale nella vita, ossia il tempo. Da qui la personale “Il sentimento
William Xerra e Gionata Xerra. Le virtù dell'errore
13/06/2015 - 12/09/2015
Pedaso (FM) - Marche
Inserito da CSArt Serri
“Le virtù dell’errore”: mostra di William Xerra e Gionata Xerra nella doppia sede di Sibilla Arte di Carassai (AP) e Galleria Marcantoni di Pedaso (FM). Curata da Roberto Borghi, l’esposizione sarà inaugurata sabato 13 giugno, alle ore 18.00, a Carassai, domenica 14 giugno, alle ore 18.00, a Pedaso.
Le ricerche dei due artisti saranno presenti in entrambe le sedi. Da Sibilla Arte, fino al 12 settembre 2015, William Xerra proporrà opere appartenenti al ciclo dei “Vice” (iniziato nei primi anni ‘70 e proseguito sino agli ‘80) e una selezione di lavori recenti; Gionata Xerra una serie di fotografie (2004-2010) in cui il paesaggio urbano subisce un processo di sdoppiamento e trasfigurazione.
Le opere del ciclo “Io mento” (ideate tra la seconda metà degli anni ’90 e i primi anni 2000) di William Xerra e le immagini fotografiche (realizzate tra il 2005 e il 2009) nelle quali Gionata Xerra ha rielaborato frammenti di scritture metropolitane saranno esposte presso la Galleria Marcantoni fino al 12 luglio 2015.
La presenza di un errore virtuoso, cioè capace di suggerire nuove e più feconde prospettive di senso, accomuna le opere di William Xerra e quelle di Gionata Xerra.
Nel caso di William Xerra lo sbaglio è anzitutto di natura grafica: nei lavori degli anni ’70 vediamo schegge di scrittura e, talvolta, vere e proprie bozze, contenenti errori e perciò scartate, sulle quali l’apposizione della formula “Vive” (davvero esistente nel lessico tipografico) ha un effetto salvifico. Il testo che era destinato alla marginalità o all’oblio acquista la centralità e la valenza mnemonica proprie delle opere d’arte. In seguito i supporti del “Vive” saranno anche brandelli di dipinti del passato dotati di una singolare grazia, oppure oggetti obsoleti ma intriganti, dei quali l’artista piacentino intenderà riscattare il potenziale di bellezza. Nel ciclo “Io mento” assistiamo a un processo per certi versi affine. Questa volta però a essere sbagliate, perché carenti di autenticità o di intensità semantica, e in qualche modo false sono soprattutto le immagini: talora anche quelle create in passato dall’artista stesso, che non si fa scrupoli nel ricoprirle e quasi biffarle con una scritta spiazzante. William Xerra ritiene infatti che una franca dichiarazione di menzogna possa generare una verità spogliata di retorica, sfrondata dalle sovrastrutture imposte sia dal sistema della comunicazione sia (e ancor più) da quello dell’arte.
Le opere che Gionata Xerra presenta in questa mostra hanno origine da un errore tanto accidentale quanto propizio. All’inizio degli anni 2000, effettuando delle stampe nel suo studio, due scatti si sono casualmente sovrapposti e intersecati: da una distrazione (in fondo analoga a quella da cui sono scaturiti i “Rayographs” di Man Ray) sono nate delle fotografie letteralmente e doppiamente concentrate, cioè dense di rimandi suggestivi, ma anche solcate al centro da un orizzonte, da una linea che convoglia e ripartisce lo sguardo. Anche in questo caso lo sbaglio ha un carattere virtuoso e soprattutto catartico, poiché libera l’immagine dalla precisione impersonale della tecnologia e le conferisce una dose inattesa di espressività, la priva di automatismo e di finitezza, la apre alle possibilità pur sempre infinite del caso. L’artista ha comunque l’incombenza di dosare e guidare l’errore per farne strumento di creazione, ma ha anche quella di farsene guidare, di confidare in quella porzione di rischio e di ignoto che è connessa inestricabilmente all’atto creativo.
La mostra sarà visitabile presso Sibilla Arte fino al 13 settembre da giovedì a domenica con orario 18.00-22.00 o su appuntamento, presso Galleria Marcantoni fino al 12 luglio tutti i giorni con orario 17.00-20.00. Ingresso libero. Per informazioni: Sibilla Arte (tel. 339 6391290, info@sibilla-arte.com, www.sibilla-arte.com), Galleria Marcantoni (tel. 349 4306492, info@galleriamarcantoni.it, www.galleriamarcantoni.it).
William Xerra (Firenze 1937) vive e lavora a Piacenza. Il suo percorso artistico ha lambito le neoavanguardie del Gruppo ’63 e della Poesia Visiva senza mai discostarsi dalla pratica della pittura e del disegno. Ha partecipato alla Biennale di Venezia e ha tenuto mostre in diversi musei europei. È presente nella collezione delle Gallerie d’Italia di Milano. La sua più recente personale si è svolta nel dicembre 2014 presso la galleria Depardieu di Nizza.
Gionata Xerra (Piacenza 1961) vive e lavora a Milano. Come fotografo di architettura d’interni e di design ha collaborato con le maggiori riviste e aziende italiane. Le sue creazioni fotografiche sono state esposte in mostre personali presso la Triennale di Milano e il Museo dei Beni Culturali Cappuccini di Genova. Ha esposto una sua opera nell’ambito della Biennale di Venezia del 2011 presso il Palazzo Lombardia di Milano. La sua più recente personale si è tenuta tra giugno e ottobre 2014 nella Galleria del Credito Siciliano di Acireale.
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“Anime Silenti”, mostra personale della pittrice Egle Piaser
04/11/2017 - 18/11/2017
Padova (PD) - Veneto
Inserito da Maria Palladino
Sabato 04 novembre alle ore 18,00, presso la Galleria La Teca di Padova, Corso Umberto I 56, inaugurerà la mostra “Anime Silenti”, personale della pittrice Egle Piaser.
La pittura di Egle Piaser concentra la propria attenzione sugli aspetti più intimi e delicati del quotidiano: una sorta di autoritratti in foggia di fiore, specchio del proprio sé e allo stesso tempo meditativo ed essenziale studio sul circostante, in uno sdoppiamento e contemporanea fusione di piani, dove le due parti si scindono e s’incontrano, cercando un punto d’unione, imprescindibile e necessario.
Le grandi effigi floreali sembrano osservarci attraverso la loro bidimensionalità sospesa, silenziose e interrogative, paiono porci domande e voler stimolare quesiti: sulla vita, sul mondo, sulla caducità delle cose e sulla storia, personale e universale. Spettatori benevoli e attenti, colpiscono per la loro assenza di appigli: non hanno appoggi su cui sostare, né gambi ancorati al suolo, ma paiono fluttuare, librandosi davanti ai nostri occhi, liberi e allo stesso tempo caduchi, come generati e distaccati dalla matrice. Nel fulgore dell’esistenza, al culmine del loro percorso, verso la fine cui sono connaturatamente destinati.
Questo fare figurativo, con accenti informali nelle colature e sottili gocciolature, velature impalpabili che imprigionano in un’aura d’indefinita malinconia tali grembi immacolati e gravidi, di pensieri, sensazioni, emozioni mai sopite, apre le porte alla dimensione spirituale e all’inconscio.
Le ombre si addensano lì dove l’ignoto aspetta sulla soglia e definiscono carnalità e volumi, ponendo allo stesso tempo l’accento sul divario fra interiorità ed esteriorità. Estetica e poetica quindi, l’opera di Egle Piaser ci invita ad entrare, rispettosamente e con discrezione, come fanno le sue creature, all’interno del suo mondo, per non sciupare il delicato segreto che vi è racchiuso: il racconto di un’anima, la descrizione di un cammino, artistico ed esistenziale, in continua valutazione e autoriflessione, opera matura e al contempo in perpetuo corso di svolgimento, come ogni cosa transitoria su questa terra.
23.10.2017 Maria Palladino
EGLE PIASER
Nasce a Conegliano(Treviso) nel 1965, città in cui attualmente vive e lavora.
Diplomata all’Accademia di Belle Arti di Venezia, nel corso di Pittura, insegna Arte e Immagine.
MOSTRE COLLETTIVE E PERSONALI
1994.
“Artisti a Pordenone” Quartiere Fiera, Pordenone
“Architravi dipinti” Galleria Il Cantiere, Venezia
“100 artisti per 100 collezionisti” Galleria Cheiros, Vicenza
“Ritaglia e cuci” personale, Studio Grafo, Mestre (Venezia)
“Sacher & profano” Galleria Crossing, Portogruaro (Venezia)
1995
“Cos’hai che non parli...?” personale Biblioteca di Sarmede (TV)
“Vicenza Arte ‘95” Quartiere Fiera, Galleria Cheiros, Vicenza
“Arte a Pordenone” Quartiere Fiera, Pordenone
“Sacher & profano” Biennale Internazionale della Moda, Venezia
“Etruriarte 95” Quartiere Fiera, Venturina (LI)
1996
“100 artisti per 100 collezionisti” Galleria Cheiros, Vicenza
“Specchio specchio delle...” personale, Galleria La Spirale, Prato
1997
“Nuove figure” Accademia di Belle Arti di Venezia
1999
“Rosa Rosae” Galleria Tuttarte, Prato
2010
“L’art…un langage commun européen” Iistitut Saint-Anne, Gosselies,Belgio
“L’art…un langage commun européen” Biblioteca Publica de Leida,Spagna
2017
“Gatti ad arte” collettiva, febbraio, Palazzo Ragazzoni, Sacile (PN)
“Panorama chiama Europa per l’arte” rassegna di pittura, scultura e fotografia. Maggio, Corte Beato Marco d’Aviano, Palazzo della Provincia, Pordenone.
“Bagliori” 30 giugno – 30 luglio, museo della Lanterna, Genova
“Percorsi di mare fra terra e cielo”, luglio, Pescheria Vecchia, Este (PD)
“Arte natura tradizioni, emozioni da un luogo del cuore” personale, borgo dello scalpellino, Fregona (TV)
La mostra resterà visitabile fino al 18 novembre.
Orario di apertura: mercoledì – sabato, 10,30 – 12,30 e 16,30 - 19,30. Ingresso libero.
Per informazioni:
www.gallerialateca.com
info@gallerialateca.com
ph. +39 3474670115 - +39 3496650016
Maria Palladino: 3341695479 audramsa@outlook.it
Antonella De Nisco, POrta
29/08/2016 - 15/11/2016
Padova (PD) - Veneto
Inserito da CSArt Serri
Una “POrta” sul Grande Fiume. Dal 29 agosto al 15 novembre 2016, Antonella De Nisco protagonista a Piacenza con un progetto d’arte ambientale teso a dare voce al paesaggio e segnare un percorso di riavvicinamento al Po, custode di un’identità ancestrale da riscoprire e valorizzare.
L’evento è parte della rassegna “Il Po ricorda”, vincitrice del bando “Giovani per il Territorio”, indetto dall’Istituto Beni Artistici, Culturali e Naturali della Regione Emilia Romagna (IBACN). La manifestazione, giunta alla quarta edizione, è promossa dall’Associazione Culturale Arti e Pensieri in collaborazione con il Comune di Piacenza, con il patrocinio del Festival Europeo della Via Francigena ed il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e del Consorzio di Bonifica, oltre all’ormai consolidata rete di collaborazioni con enti e associazioni sia pubbliche che private del territorio.
Piacenza, fondata su un terrazzo fluviale del Po, deve a questa posizione strategica la propria ragion d’essere. In città esistono diverse tracce dell’antico rapporto con il fiume, che è profondamente inscritto nell’assetto urbanistico, contenuto nella storia dei monumenti e attestato da reperti archeologici e opere d’arte. La rassegna si propone di mettere a sistema questo patrimonio culturale per riscoprire l’importanza del Po, oggi in parte dimenticata, nel processo storico di formazione dell’identità locale. A tale scopo sono organizzati spettacoli multimediali, performance artistiche, mostre tematiche, tavole rotonde, conferenze e laboratori didattici.
Il progetto di Antonella De Nisco si articola in quattro punti, accomunati dal tema dello sguardo, inteso come osservazione della realtà, ma anche come visione immaginifica e mentale, radicata nella memoria individuale e collettiva. Punto di partenza, la veduta di Piacenza dal Po che si trova nel dipinto raffigurante “La Beata Vergine e Cristo intercedenti” (1603) di Giovanni Battista Trotti detto il Malosso, conservato presso la Pinacoteca dei Musei Civici di Palazzo Farnese. Secondo punto di interesse, il “Binocolo”, collocato nel cortile di Palazzo Farnese. Un’opera che invita a rivolgere lo sguardo verso le rive del fiume, che in linea d’aria distano poche centinaia di metri, ma che risultano di fatto lontane a causa delle barriere architettoniche, del traffico e, soprattutto, dell’abitudine a non considerare questo spazio naturale come una risorsa reale. Il terzo punto del percorso individuato da Antonella De Nisco è dislocato alla Porta del Soccorso, situata lungo il tracciato delle mura cinquecentesche e significativamente rivolta verso il Po. Anche in questo caso l’installazione, che si intitola “Periscopio”, rimanda al tema della visione, sottolineandone le valenze storiche, in quanto l’atto di guardare è soggetto ai condizionamenti culturali delle diverse epoche. La tappa finale del processo fisico e ideale di riavvicinamento al fiume è costituita da un’ulteriore installazione collocata tra gli alberi sulla riva del fiume e intitolata “Spiatoio”. Ancora una volta, si tratta di un dispositivo pensato per creare un punto di vista privilegiato sulle acque del Grande Fiume.
«Come artista – scrive Antonella De Nisco – non realizzo sculture dentro al paesaggio ma cerco tracce che trasformino lo spazio in scultura. La pratica manuale è il mezzo, l’intervento operativo attraverso il quale esprimere un pensiero sottile e, a volte, provocatorio. Mi piace lavorare sull’ambiente e con le persone, che diventano così parte integrante dell’opera che realizzo durante i laboratori. Il “fare” serve a capire, cambiare, trasformare lo spazio per arricchire, ritrovare, riconoscere il senso dell’artificiale e del naturale. Si tratta di interventi temporanei in quanto realizzare l’effimero, il transitorio, comporta quella leggerezza estetica che io vedo come una grande qualità».
Il progetto sarà presentato alla stampa lunedì 29 agosto, alle ore 11.00, nella Pinacoteca di Palazzo Farnese, “sala del Malosso”, alla presenza della direttrice dei Musei Civici, Antonella Gigli, e dell’Assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Piacenza, Tiziana Albasi. A seguire, visita guidata gratuita aperta al pubblico.
Fino al 15 novembre 2016 sarà possibile fruire autonomamente del percorso installativo mediante le mappe in distribuzione presso i Musei di Palazzo Farnese. Visite guidate gratuite saranno organizzate ogni sabato di settembre e ottobre (programma completo ed orari: www.artiepensieri.com). Sabato 17 settembre, in particolare, sarà dedicato al progetto “POrta” con visita guidata mattutina alla presenza dell’artista e tavola rotonda, alle ore 16.00, su Lungo Po, dedicata al tema del paesaggio fluviale indagato attraverso vari punti di vista: dalla Land Art all’ecologia, sino alla progettazione urbanistica. A seguire, laboratori, bicitour e navigazioni fluviali.
Per informazioni: tel. 333 6738327, tel. 340 6160854, artiepensieri@virgilio.it, www.artiepensieri.com.