Evento: NEAPOLIS mura - Vittorio Fortunati
07/04/2018 - 05/05/2018
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Inserzionista
Dettagli
Data di inserimento: 31/03/2018 - 15:38
Luogo: Napoli (NA) - Campania
Data di inizio: 07/04/2018
Data di fine 05/05/2018
Descrizione

La mostra NEAPOLIS mura di Vittorio Fortunati, promossa dall’Associazione culturale INTENTART e curata dalla dott.ssa Simona Pasquali, ha l’obiettivo di ripercorrere il percorso artistico di Fortunati e il suo legame con la città di Napoli.
Si svolgerà dal 7 aprile al 5 maggio 2018, presso lo Spazio Martucci 56 di Napoli.

Scheda mostra
Titolo - NEAPOLIS mura - Vittorio Fortunati
Tipologia - mostra personale
Curatrice - Simona Pasquali
Sede espositiva - Spazio Martucci 56 - via Giuseppe Martucci n.56, Napoli
Inaugurazione - sabato 7 aprile 2018 ore 18.00
Date - 7 aprile - 5 maggio 2018
Orari
martedì e mercoledì dalle 10.30 alle 13.00 / dalle 17.00 alle 19.00
venerdì dalle 10.30 alle 13.00 / dalle 17.00 alle 19.00
sabato dalle 10.30 alle 13.00
Organizzazione - Associazione Culturale INTENTART Napoli
Info - Associazione Culturale INTENTART Napoli (www.intentartnapoli.it)
info@intentartnapoli.it / (+39) 3204887582 /
Facebook: Intentart Napoli
Spazio Martucci 56: tel. 0810320281/
Facebook: Spazio Martucci 56
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Si svolgerà dal 12 maggio al 8 giugno 2018, presso lo Spazio Martucci 56 di Napoli.
Scheda mostra
Titolo - ESSENZIALISMO fra dinamica e mediazione - Piero Baiamonte
Tipologia - mostra personale
Curatrice - Simona Pasquali
Sede espositiva - Spazio Martucci 56 (via Giuseppe Martucci n.56, Napoli)
Inaugurazione - sabato 12 maggio 2018 ore 18.00
Date - 12 maggio - 8 giugno 2018
Orari - martedì e mercoledì dalle 10.30 alle 13.00 / dalle 17.00 alle 19.00
venerdì dalle 10.30 alle 13.00 / dalle 17.00 alle 19.00
sabato dalle 10.30 alle 13.00
Organizzazione - Associazione Culturale INTENTART Napoli
Info - Associazione Culturale INTENTART Napoli (www.intentartnapoli.it)
info@intentartnapoli.it / (+39) 3204887582
Facebook: Intentart Napoli
Spazio Martucci 56: tel. 0810320281
Facebook: Spazio Martucci 56
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La mostra si presenta come un’antologica di grande respiro poiché raccoglie i frutti maturati nel corso di quarant’anni di attività. Comprende i percorsi tracciati da Giovanni Lombardini che si dipanano fluenti come le braccia di un grande delta, ripercorrendo le diramazioni di una ricerca sempre tenacemente aggiornata che sembra magicamente auto costruirsi e relazionarsi con la realtà contemporanea. Realtà che si dispiega come un vasto insieme di contaminazioni, riutilizzi, mescolamenti. Lombardini, dotato di profonda misura etica e di consapevole riflessione estetica, agisce quindi su un insieme di recuperi simbolici, che provengono da una storia artistica personale dalla cui trae alimento continuo. “Dipingere più con gli occhi che con le mani” ebbe a dire l’artista qualche tempo fa: questo ha significato per lui immergersi in scelte precise, verso una pittura fatta di colore-campitura e spazio-luce. Fa dunque percorrere al colore un tragitto guidato, in forme nettamente scandite, giocato su nervature e esplosioni e scie; il suo colore è pigmento fluido e alchemico, svela la vita della materia (naturale e artificiale), mentre la somma delle sue superfici pittoriche è data dai rimbalzi di luce e dalla trasparenza e permeabilità all’aria e all’atmosfera.
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« Con l’ultimo ciclo dei Messaggi Giovanni Lombardini inventa un nuovo ambiente per la sua ricerca: un vero e proprio cosmo, in cui colore e luce creano un vortice gravitazionale che tutto cattura. Tra l’opera e il suo osservatore, che già ne diventava parte integrante, s’intesse ora un’intesa segreta che produce un’atmosfera di profondo mistero. Se l’altro mistero, caro alla letteratura, della missiva nella bottiglia abbandonata al mare, ricoperta da incrostazioni di tempo, verrà svelato, nel ritrovamento dopo un lungo viaggio, il mistero dell’opera di Lombardini, invece, si conserva intatto nell’itinerario silenzioso della propria destinazione sconosciuta. La lettera qui diventa il luogo d’incontro per l’immobile osservatore e il fluido riflesso dell’opera che tutto imprigiona, ma, al contempo, la stessa lettera s’interpone come un velo non svelabile, perché non si aprirà, resterà una distanza percettiva tra di essi, quasi fosse un’opera nell’opera…» (Sara Bastianini)

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