Evento: Silvia Bigi, L'albero del latte
24/02/2018 - 14/04/2018
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Data di inserimento: 16/02/2018 - 13:53
Luogo: Forlì () -
Data di inizio: 24/02/2018
Data di fine 14/04/2018
Descrizione
Non siamo forse tutte come Vukosava e Stana? Nasce da una fotografia ritrovata per caso L’albero del latte di Silvia Bigi, progetto dedicato a tutte le donne che combattono ogni giorno per essere latte e sangue allo stesso tempo, nell’incessante tentativo di conciliare le diverse dimensioni di sé.
La Fondazione Dino Zoli di Forlì (Viale Bologna, 288) presenta, dal 24 febbraio al 14 aprile 2018, L’albero del latte di Silvia Bigi, a cura di Francesca Lazzarini. L’esposizione, che sarà inaugurata sabato 24 febbraio alle ore 18.00, apre ufficialmente Who’s next, programma teso alla promozione e al sostegno della creatività giovanile fortemente voluto dallo stesso Dino Zoli.
Stana Cerovic, ritratta insieme alla sorella Vukosava, moglie e madre, è stata l’ultima vergine giurata dei Balcani. Le tobelije erano donne disposte a diventare uomini (nei gesti, negli abiti e in ogni comportamento sociale) pur di sfuggire a matrimoni combinati, assicurandosi una vita indipendente in una società fortemente patriarcale.
Il titolo della mostra – L’albero del latte – è tratto dal Kanun di Lek Dukagjini, un antico codice di leggi e consuetudini che definisce come Albero del latte la stirpe femminile in opposizione all’Albero del sangue, riservato all’unica vera discendenza: quella maschile.
«Con L’albero del latte – scrive la curatrice – Silvia Bigi esplora il tema dell’identità di genere mescolando realtà e finzione, suggestioni poetiche e provocazioni critiche. Fotografie e installazioni, documenti d’invenzione e objets trouvés raccolti tra i Balcani e la Romagna compongono un percorso che affronta argomenti universali e quotidiani, storici e di attualità, per riflettere sul ruolo della donna nella società contemporanea e sulle possibilità di cambiamento sociale».
A partire dalla fotografia di Vukosava e Stana, Silvia Bigi avvia una riflessione che tocca temi come il matrimonio, la dote, la sessualità e la perpetuazione di norme sociali dominanti, attraverso l’uso della fotografia, suo linguaggio d’elezione, ma anche di installazioni, lavori tessili e opere audio.
Il progetto comprende opere legate alla sessualità (Esercizi di preparazione ai doveri della prima notte, 2017), al rapporto tra predeterminazione genetica e cultura (Il corredo della sposa, 2017), alla trasmissione dei modelli di genere (Gli anelli dell'albero, 2017) e alla ricerca di equilibrio nella costruzione dell’identità (Il sangue e il latte, 2017).
A completare il percorso espositivo, l’opera tessile Il codice (2017): un insieme di leggi al femminile composte in dialetto romagnolo, ricamate a mano su un lenzuolo, custodite e tramandate in segreto dalle donne di generazione in generazione. Come spiega, infatti, Francesca Lazzarini, «la lettura del suo contenuto, per voce dalla poetessa Laura Turci, accompagnerà il visitatore lungo la mostra: una sorta di ripetizione sovversiva tesa a far sedimentare in chi l’ascolta un nuovo insieme di norme, scritte – questa volta – da donne per le donne».
La Fondazione Dino Zoli è aperta al pubblico da martedì a giovedì con orario 9.30-12.30, da venerdì a domenica ore 9.30-12.30 e 16.00-19.00, chiuso lunedì e festivi. Ingresso libero. Per informazioni: tel. +39 0543 755770, info@fondazionedinozoli.com, www.fondazionedinozoli.com.
Altri eventi dell'inserzionista
La storia dell’arte italiana, a partire dal secondo dopoguerra, attraverso una settantina di opere p
16/10/2015 - 29/11/2015
Asti (AT) - Piemonte
Inserito da CSArt Serri
La storia dell’arte italiana, a partire dal secondo dopoguerra, attraverso una settantina di opere provenienti dalle collezioni astigiane. A Palazzo Mazzetti (Corso Vittorio Alfieri, 357 – Asti), dal 17 ottobre al 29 novembre 2015, “ASTI CONTEMPORANEA. Collezioni private”, esposizione collettiva curata da Maria Federica Chiola con un testo critico di Raffaella A. Caruso.
Promossa da Fondazione Palazzo Mazzetti e Città di Asti, in collaborazione con Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, con il patrocinio di Regione Piemonte e Provincia di Asti, la mostra sarà inaugurata venerdì 16 ottobre alle ore 18.00.
In esposizione, settantadue opere realizzate da cinquantuno artisti, tra i quali Giuseppe Capogrossi, Carla Accardi, Giulio Turcato, Piero Dorazio, Mimmo Rotella, Afro, Lucio Fontana, Piero Gilardi, Valentino Vago, Getulio Alviani, Giorgio Griffa, Alighiero Boetti e Paolo Cotani.
Il progetto nasce dal profondo interesse che la città di Asti nutre per l’arte a partire dagli anni ’40, con mostre, premi ed un collezionismo radicato. Ne costituiscono un esempio la “Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea e di Scenografia”, inaugurata nel 1949 per celebrare il bicentenario della nascita di Vittorio Alfieri, e la prima edizione del Premio Alfieri (1950).
“ASTI CONTEMPORANEA” va dunque a rileggere, in sale organizzate per anni e per temi, la storia dell’arte italiana dal dopoguerra al boom economico e ai nuovi linguaggi, attraverso gli occhi del collezionismo di soli prestatori astigiani, le cui opere si sono rivelate espressione della valenza del territorio attraverso arte e cultura.
Come scrive Raffaella A. Caruso nel testo critico in catalogo, «Raccogliere un’opera d’arte, farla propria, permetterle di dialogare con sue simili, creare connessioni impreviste, ambientare il lavoro in contesti spesso improbabili significa espandere la possibilità di comunicazione dell’opera stessa, concorrere a una funzione educativa nel proprio contesto sociale, migliorare nel bello la propria qualità di vita, restituire ai posteri uno spaccato della società con una personalissima sensibilità, spesso precorrere i tempi, anticipare le tendenze, poter dire vent’anni dopo io c’ero».
Il filo rosso della mostra, interpretato graficamente dalla curatrice nella scomposizione del logo di Palazzo Mazzetti, che ricorre negli allestimenti e nel catalogo, rappresenta il persistere di un’idea che, sin dall’origine, intendeva identificare Palazzo Mazzetti come luogo d’arte e cultura. «Un sottile filo rosso – spiega Maria Federica Chiola – da subito parte del progetto e chiaro nella mente, ha tenuto insieme tutti gli elementi, quadri e pensieri, fino alla realizzazione del percorso. Da architetto so che non esiste mai un progetto che venga realizzato come inizialmente pensato: c’è come una provvidenziale forza che guida e raccoglie tutte le energie».
Un percorso metaforico che si concretizza in "Fil-Rouge", opera in realtà aumentata realizzata per l’occasione dall’artista Aidan che rende il catalogo della mostra interattivo, regalando allo spettatore emozioni inattese e permettendogli di rivivere l’intera esposizione.
Il visitatore sarà guidato di sala in sala da alcune pareti rosse a ricordare, insieme al bianco, i colori della città di Asti, a cui è dedicata una piccola stanza. Il percorso espositivo comprende anche tre opere (Giuseppe Capogrossi, Antonio Corpora, Giuseppe Santomaso) da cui sono stati tratti alcuni degli arazzi realizzati nel 1960 per la nave transoceanica Leonardo da Vinci dall’arazzeria Scassa, vanto della città, a partire da una selezione operata da Giulio Carlo Argan.
La mostra sarà visitabile da martedì a domenica con orario 10.30-18.30 (ultimo ingresso ore 17.30). Il biglietto d’ingresso al Museo Civico di Palazzo Mazzetti (€ 5.00) consente di accedere gratuitamente alla mostra “ASTI CONTEMPORANEA”. Catalogo di 303 pagine con presentazione di Maria Federica Chiola, testo critico di Raffaella A. Caruso e ricco apparato iconografico. Media partner: “La Stampa”. Per informazioni: tel. 0141530403, info@palazzomazzetti.it, mazzetti@fondazionecrasti.it, www.palazzomazzetti.it.
Opere di: Carla Accardi, Getulio Alviani, Enrico Baj, Paolo Baratella, Afro Basaldella, Vasco Bendini, Aldo Bergolli, Gianni Bertini, Alberto Biasi, Renato Birolli, Alighiero Boetti, Corrado Cagli, Giuseppe Capogrossi, Bruno Cassinari, Enrico Castellani, Antonio Ciarallo, Antonio Corpora, Paolo Cotani, Roberto Crippa, Dadamaino, Sergio Dangelo, Lucio Del Pezzo, Piero Dorazio, Gianni Dova, Lucio Fontana, Reale Franco Frangi, Piero Gilardi, Giorgio Griffa, Umberto Mastroianni, Aldo Mondino, Mattia Moreni, Ennio Morlotti, Gualtiero Nativi, Ugo Nespolo, Mario Nigro, Claudio Olivieri, Tancredi Parmeggiani, Cesare Peverelli, Pino Pinelli, Mimmo Rotella, Piero Ruggeri, Antonio Sanfilippo, Giuseppe Santomaso, Emilio Scanavino, Mario Schifano, Giacomo Soffiantino, Giulio Turcato, Valentino Vago, Emilio Vedova, Claudio Verna, Luigi Veronesi.
Del futuro e dell’anima
14/09/2017 - 05/11/2017
Reggio nell'Emilia (RE) - Emilia-Romagna
Inserito da CSArt Serri
Le archeologie “Del futuro e dell’anima” di Brunivo Buttarelli e Myriam Cappelletti in mostra, dal 14 settembre al 5 novembre 2017, presso la Casa di Cura Privata Polispecialistica Villa Verde di Reggio Emilia (Via Lelio Basso, 1).
Promosso dalla Casa di Cura e dal Circolo degli Artisti di Reggio Emilia, il progetto sarà presentato al pubblico giovedì 14 settembre 2017, alle ore 17.30, da Fabrizio Pulcinelli (Direttore Generale di Villa Verde), Enrico Manicardi (Presidente del Circolo degli Artisti), Gaia Bertani e Nicla Ferrari (curatrici), Brunivo Buttarelli e Myriam Cappelletti (artisti).
Saranno presenti al vernissage il Maestro Ezio Bonicelli e le lettrici volontarie dell’Associazione “Degustibook” che alterneranno brani musicali suonati con il violino a letture sul tema del mare. Al termine sarà offerto un cocktail ai partecipanti.
Due percorsi espositivi paralleli che interessano l’esterno e l’interno di Villa Verde: una grande scultura di Brunivo Buttarelli nel giardino (accanto all’opera di Angelo Zani presentata nel 2016); una mostra pittorica di Myriam Cappelletti negli spazi di accoglienza e nei corridoi della struttura.
Brunivo Buttarelli, reduce da un’importante mostra al MUSE – Museo delle Scienze Trento, presenta nel parco di Villa Verde “Gasteropode”, una scultura imponente, realizzata nel 2015 in acciaio corten e marmo rosa di Verona. «Un reperto – scrivono le curatrici – emerso da un passato geologico, un “intruso” di non chiara provenienza che si impossessa di un ambiente che non sembrerebbe il suo. L’esistenza stessa di questa creatura, o di ciò che ne rimane, ci porta alla consapevolezza che niente sia immobile: ciò che siamo e conosciamo oggi non è altro se non una situazione transitoria. Dopotutto negli spazi in cui “Gasteropode” si palesa, sotto le lunghe braccia dei pini, una volta c’era il mare…».
Myriam Cappelletti presenta una quindicina di opere pittoriche, in parte realizzate per l’occasione, con riferimento al tema della natura intesa come il nostro “habitat”, quindi dimora. «È la forma dell’albero – spiegano Bertani e Ferrari – ad introdurci ad una rappresentazione della vita che diventa racconto grazie ad una miscellanea di materiali, strati, sovrapposizioni, simboli ed evocazioni d’affresco. L’opera di Cappelletti, passando per il sentiero del realismo magico, ci introduce ad un racconto fatto di emozioni e ricordi, con una pittura che si pone in bilico tra l’informale e il concettuale, senza tralasciare mai l’elemento figurato. I suoi toni, sempre pacati, nelle ultime tele cedono spazio a nuovi e più accesi cromatismi».
«Il progetto – spiegano Fabrizio Franzini, Presidente della clinica, ed Enrico Manicardi – nasce da una collaborazione quindicennale tra Villa Verde e il Circolo degli Artisti, “insieme per la cultura”, che ha portato alla realizzazione di mostre, conferenze, interventi di land art, nonché alla valorizzazione di artisti reggiani del recente passato. Il sodalizio tra arte e medicina crea i presupposti per un ambiente confortevole, utile ad agevolare il percorso di cura».
Le mostre, visitabili fino al 5 novembre 2017 negli orari di apertura della Casa di Cura, sono accompagnate da brochure con testi di Gaia Bertani e Nicla Ferrari. Ingresso libero. Per informazioni: www.villaverde.it, www.circolodegliartisti.re.it.
Brunivo Buttarelli nasce nel 1946 a Casalmaggiore (CR), dove vive e lavora. Si diploma nel 1968 all’Istituto P. Toschi di Parma dove, dal 1971 al 1990, è chiamato ad occupare la cattedra di Tecniche Pittoriche Murali. In questo periodo lavora prevalentemente come restauratore di pitture murali ed affreschi, più tardi anche di opere lignee e lapidee, e impegna molto del suo tempo nello studio e scoperta dell’archeologia. Fonda il C.C.S.P. (Centro Casalasco di Studi Paletnologici). Collabora con il Museo Tridentino di Scienze Naturali realizzando stratigrafie, planimetrie e disegni in molti scavi in Italia settentrionale. Nel 1986 inizia l’attività di pittore e scultore scenografo al Teatro Regio di Parma, incarico che dura fino al 1991. In quegli anni approfondisce la conoscenza delle materie prime – il legno, la pietra, il ferro, la carta, la resina – delle sue future sculture. Nel 1990 interrompe l’attività didattica per dedicarsi completamente alla ricerca scultorea. Ha presto parte a mostre, convegni e simposi nazionali e internazionali. Numerose sue opere sono in musei, in collezioni pubbliche e private.
Myriam Cappelletti nasce in Umbria, ma da molti anni vive e lavora a Prato. Frequenta il Liceo Artistico Buonarroti a Verona e si diploma a Lucca, proseguendo gli studi a Firenze, all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove si diploma in Pittura, all’Accademia Cappiello dove si diploma in Grafica pubblicitaria. Negli anni ‘90 frequenta un corso biennale per approfondire lo studio dell’affresco che negli anni a venire le si rivela particolarmente congeniale, tanto che elabora una tecnica personale che prevede l’utilizzo di intonaci, col
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Serendìpia - Milano 2015
13/02/2015 - 11/04/2015
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Inserito da Alfredo Giacchetto
Centro Medico Santagostino (www.cmsantagostino.it) e Coralium onlus (www.coralium.it), nell’ambito degli eventi culturali a supporto delle proprie attività, presentano Serendìpia - Milano 2015. La mostra fotografica è parte delle iniziative di Coralium onlus, che intende mettere in comunicazione il mondo artistico con i propri progetti solidali, in un’ottica di reciproca contaminazione.

Organizzata da Nitroglicerina (www.nitroglicerina.org), Serendìpia è una mostra che vuole analizzare le tematiche del caso/caos, errore e serendipità in fotografia. Trenta opere, selezionate da una commissione di esperti in ambito artistico, per rigenerare la sensualità latente dei Salon des Refusés e la proibita curiosità dell’arte degenerata.

Serendìpia sarà ospitata all’interno del Centro Medico Santagostino (Piazza Sant’Agostino, 1 - 20123 Milano) e aprirà al pubblico dalle ore 18.30 di venerdì 13 febbraio 2015, con un evento di opening alla presenza dei curatori e degli organizzatori della mostra.

La mostra, inoltre, sarà corredata da un catalogo che raccoglierà tutte le opere esposte e che sarà offerto ai visitatori a fronte di una donazione a partire da 10 euro, che saranno devoluti a favore dei progetti di Coralium onlus a favore di soggetti con disabilità.

Per ulteriori informazioni: www.nitroglicerina.org. Facebook: nitroglicerina.org.


«È nelle sue ombre, nei suoi scatti errati, nei suoi accidenti e nei suoi lapsus che la fotografia si svela e meglio si lascia analizzare». Clément Chéroux, storico della fotografia
Baroque - Chiara Dynys
19/05/2016 - 19/06/2016
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Inserito da Raffaella Caruso
Inaugura giovedì 19 maggio presso Eidos Immagini contemporanee ( www.galleriaeidos.com) Baroque personale di Chiara Dynys a cura di Raffaella A. Caruso. In mostra gli ormai celebri Poisoned Flowers declinati dall’artista in tre versioni, messe per la prima volta a confronto. I “monocromi” tout court dove l’immagine appare e scompare seguendo il movimento dello spettatore, i “pittorici” dove l’immagine fotografica ritorna alla pittura, e i “barocchi” dove la Dynys, assecondando le possibilità offerte dal lenticolare, ottiene con sofisticati passaggi un’immagine che prima di annullarsi nel monocromo conquista la terza dimensione. Il tema dello spazio, della sua percorribilità da parte dello spettatore è suggerita dalle grandi cornici in metacrilato che conferiscono all’opera l’allure della scultura facendola vivere anche di un forte momento installativo. Il percorso espositivo è accompagnato da un catalogo con testo di Raffaella A. Caruso in cui vengono evidenziati in parallelo la dimensione metafisica e onirica di questo interessantissimo ciclo e il senso quietamente drammatico dell’annullamento, della cancellazione, dell’inevitabile scomparire nel nulla, anche della Bellezza e del magnifico: “Il Barocco è un concetto molto interessante in un contemporaneo che vive di continue contaminazioni e comunque non può prescindere dalle linee guida di quanto fu nel seicento, dall’esuberanza di un colore quasi lascivo, dal senso di smarrimento e dalla conseguente estasi, dalle linee di un labirinto fisico e mentale, dal procedere per stanze di matrice plotiniana”. Il senso barocco della meraviglia è infatti l’imput iniziale fornito dal curatore allo spettatore che sarà guidato dallo stupore di fronte all’innegabile bellezza e felicità di queste opere tra alcuni dei temi più cari a Chiara Dynys: la percorribilità dello spazio pittorico che diviene con l’interazione dello spettatore spazio temporale, l’azione della luce, il duale, l’alterità, il recupero dell’identità tramite il confronto con l’opera, lo smarrimento e il labirinto. Come scrive ancora Caruso in catalogo “Visione, dualità, confine: c’è tutta l’epistemologia del contemporaneo in questi lavori.”
Chiara Dynys, una delle artiste italiane più conosciute e apprezzate nel mondo, vive e lavora a Milano. Conduce la sua ricerca su due binari, entrambi riconducibili ad un unico atteggiamento nei confronti del reale: identificare nel mondo e nelle forme la presenza e il senso dell'anomalia, della variante, del limen che consente alla mente di passare dalla realtà al metafisico. Per fare questo utilizza i materiali più vari, luce, vetro, specchi, ceramica, fusioni, tessuto e media quali video e fotografia, mantenendo ugualmente intatta una cifra stilistica fatta di equilibrio e rarefatta eleganza. Intento dell’opera è restituire allo spettatore il senso della sua presenza. Tra le principali e più recenti personali pubbliche si ricordano: Centre d’Art Contemporain, Ginevra (1996); Expression - Centre d’Exposition, Saint-Hyacinthe, Canada (1997); Museo Cantonale, Ala Est, Lugano, 2001; Museum Bochum, Bochum (2003); Kunstmuseum, Bonn (2004); Wolfsberg Executive Development Centre, Wolfsberg (2005); Rotonda di Via Besana, Milano (2007); Museo Bilotti, Roma; Palazzo Reale, Milano (2008); ZKM - Museum für Neue Kunst, Karlsruhe (2009); Archivio Centrale di Stato, Roma; Centro Italiano Arte Contemporanea, Foligno (2010); Casa della Memoria, Fondazione Mimmo Rotella, Catanzaro (2012); Museo Poldi Pezzoli, Milano (2013); Museo d’Arte Contemporanea, Lissone (2014); Museo Bilotti-Aranciera di Villa Borghese; M.AR.CA, Catanzaro; Galleria Nazionale di Cosenza, Cosenza (2015). Impossibile citare seppur velocemente le personali in gallerie private e le innumerevoli collettive. Sue opere sono in importanti collezioni tra cui: Civiche Raccolte d’Arte, Milano; MART, Rovereto; UBS, Milano, Manno, Zurigo; Kunstasammlung, Weimar; Banca Intesa San Paolo, Milano; Terna Energia, Roma; Museo Cantonale, Lugano; Collezione Panza, Varese; Fondazione Rocco Guglielmo, Catanzaro; Collezione Poldi Pezzoli, Milano; VAF-Stiftung, Francoforte; Collezione Volker W. Feierabend, Francoforte; ZKM, Karlsruhe; Galleria d’Arte Moderna, Roma.

Chiara Dynys - BAROQUE
A cura di Raffaella A. Caruso
19 maggio - 19 giugno 2016
Inaugurazione giovedì 19 maggio - ore 18.30
Eidos Immagini Contemporanee
Asti - Piazza Roma 11
tel/fax +39 0141 354176
Orario 10.30-12.30/ 16.00-19.30
Lunedì mattina chiuso