Evento: Bruno Di Bello alla Fondazione Marconi
22/05/2018 - 27/07/2018
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Inserzionista
Dettagli
Data di inserimento: 15/05/2018 - 16:35
Luogo: Milano (MI) - Lombardia
Data di inizio: 22/05/2018
Data di fine 27/07/2018
Descrizione
Bruno Di Bello torna protagonista alla Fondazione Marconi con una mostra che mette a confronto opere degli anni Settanta e Ottanta, eseguite con tecniche foto/grafiche, con lavori degli ultimi anni, tra cui figurano i grandi trittici del 2016 e 2017, opere realizzate al computer e stampate su tela Fine Art.
“Vedo questa nuova fase dell’opera di Di Bello fortemente protesa con lo Zeitgeist iniziale di questo terzo millennio, eppure in realtà connessa anche con quella giovanile in cui un’analisi costante permeava l’esercizio costruttivo della forma e dell’immagine… Dove l’occhio e la mente di Di Bello riaffiorano con il medesimo vigore inalterato dell’artista esploratore e trovatore di altri ‘luoghi’ e nuova bellezza.” (B. Corà, Immagini del III millennio in Bruno Di Bello Frattali e altro, Fondazione Marconi, 2015)

Nasce da queste parole,di Bruno Corà l’idea della mostra dedicata a Bruno Di Bello in occasione dei suoi ottant’anni.
Dopo aver fatto il suo ingresso nel panorama artistico aderendo al Gruppo ’58 di Napoli, Di Bello dà inizio alla sua attività distinguendosi per i riferimenti ad un’arte segnica e astratta e per le indagini sulle possibilità di scomposizione dell’immagine che attua attraverso l’uso della fotografia.
Mezzo preferito dall’artista è la tela fotosensibile su cui l’immagine viene catturata, scomposta, analizzata, per poi ricomporsi davanti allo sguardo dello spettatore.
Nel corso degli anni sperimenta l’uso della luce e si dedica, già dalla fine degli anni Ottanta, allo studio delle nuove tecnologie, in particolare della fotografia digitale, che gli permette di diventare nel frattempo padrone di conoscenze nel campo delle tecniche di creazione ed elaborazione dell’immagine al computer.
“Sono convinto che riusciremo a trovare un linguaggio veramente di avanguardia solo attraverso un uso competente ed esperto delle tecnologie digitali…”
È quanto dichiara Bruno Di Bello in un’intervista all’inizio del 2000.
Bruno Corà così commenta questa affermazione nel testo redatto in occasione della mostra del 2015 alla Fondazione Marconi: “Ebbene, tra gli artisti che si sono posti questo obiettivo,egli risulta essere sicuramente tra i più credibili e autorevoli. Non solo perché ha dato, da quel tempo, precise e coerenti prove di un’attitudine distintiva a sperimentare una semiologia tecnologica da lui stesso introdotta nelle proprie opere, attraverso l’impiego della fotografia o l’uso della luce in modi inusuali, ma poiché, già dalla seconda metà degli anni Sessanta, Di Bello aveva avviato quel processo scompositivo, decostruttivo e ricompositivo dell’immagine che, a base di griglie a struttura quadrata, ha preluso alla visualità della tecnologia digitale.”

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Arte Fiera torna nel 2018 dal 2 al 5 febbraio con preview il primo febbraio. Sono 151 le importanti gallerie chiamate a trasformare i padiglioni 25 e 26 di BolognaFiere, a cui si aggiungono 30 espositori legati a editoria, grafica e creatività, per un totale di 181 presenze.
Pur mantenendo l’architettura costruita lo scorso anno, che ha ristretto il numero di partecipazioni in favore della qualità, Arte Fiera 2018 propone alcuni nuovi elementi.

All’interno della Main Section, alcune gallerie ad esempio allestiscono piccole mostre personali di artisti che si ritengono particolarmente attuali, a prescindere dalla generazione a cui appartengono. Il concetto di ibridazione dunque non è solo quello semantico relativo alla fruizione dell’opera d’arte ma insieme alla trans-generazionalità è un’idea principe nell’arte contemporanea, sempre più chiamata a superare barriere e a stimolare confronti.

Eidos Immagini Contemporanee si propone così per questa edizione con il progetto SEGNI: dalla mano alla luce. Hans Hartung e Bruno Di Bello isolando ed enfatizzando dei due autori opere dalla forte componente segnico gestuale. Per Hartung un corpus di opere anni 40-60, dove il segno è agito quasi come un graffio sulla tela, per Di Bello con lavori anni 70, dove il segno è condotto dall'artista in maniera quasi performativa, ma trasmesso sulla tela emulsionata dalla luce, quindi paradossalmente in maniera del tutto immateriale. Per Hartung si pone l’accento sul periodo centrale della produzione del Maestro attraverso l’analisi di un rarissimo corpus di carte della fine degli anni 40 (le stesse su cui appuntò la propria attenzione la mostra della Tate Gallery a Londra nel 1996) e di tele anni 50 e 60 scelte privilegiando la conduzione quasi incisoria del segno. Il gesto che si apre ampio, l’incisione del segno che mai eccede in furori incontrollati, il colore ridotto a impasti morbidi eppure in grado di essere consustanziale al gesto contrappuntano in maniera specifica ogni decennio. Per Di Bello invece sono presenti le opere immediatamente successive all’esperienza della Mec Art (da lui sempre condotta in chiave più concettuale che pop, come momento di riflessione della pittura sulla pittura utilizzando paradossalmente anche il medium fotografico). Si tratta dei rari segni di luce o scritture di luce in cui l’artista in camera oscura agisce con una torcia luminosa davanti alla tela, affidando dunque alla luce la componente gestuale della sua ricerca. In Hartung la luce è lo "sfondo" che contrasta e dà rilievo al segno, in Di Bello il medium che fisicamente lo genera, una sorta di longa manus dell'Artista, parallela quasi al pensiero...
Due generazioni di Maestri "storici" a confronto su un tema molto forte della loro produzione, privilegiando nel percorso espositivo quel linguaggio contaminato che è uno dei temi conduttori del contemporaneo.


Eidos Immagini Contemporanee Hall 26 Stand B44
Quartiere Fieristico di Bologna | Ingresso Ovest Costituzione | Piazza Costituzione | Bologna
www.artefiera.it

Dal 2 al 5 febbraio 2018
preview a invito: 1 febbraio dalle 11 alle 21
2-3-4 febbraio dalle 11 alle 19.
5 febbraio dalle 11 alle 17






SI FA PRESTO A DIRE POP! a cura di Raffaella A. Caruso
14/12/2015 - 14/12/2015
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Inserito da Raffaella Caruso
Una nuova fiera. Due patron, Gilberto Tedaldi e Nicola Rossi. Due concetti per una fiera che si pone , pur nella solida tradizione espositiva delle migliori gallerie d’Italia, come fiera traversale: tra Nord e Sud e tra Arte e Moda nello splendido quartiere fieristico di una città strategico crocevia che sempre ha dettato le tendenze glamour delle tribù metropolitane.
Ecco dunque un collaterale site specific per Rimini Arte che parla la lingua veloce e street della pop art: SI FA PRESTO A DIRE POP! a cura di Raffaella A. Caruso. Protagonisti gli artisti Maurizio Ceccarelli e Aidan.
Maurizio Ceccarelli dà nuova vita ai manifesti delle strade di un mondo strappato, pieno di paure, contraddizioni e ancora di tanta bellezza. È come se nella frammentarietà della visione ricomponesse pulsioni e stimoli che in qualche modo latenti albergano in ognuno di noi. Il modello compositivo è il decollage, ma il modulo con cui i manifesti sono assemblati è più vicino alla street che alla lezione di Rotella e le icone che Ceccarelli va a pescare sono quelle che di una generazione che uscita dal boom economico vive la contestazione quasi come un estetico esercizio di stile. In tutta questa esuberanza un’attenzione finissima al problema della visione, a come l’occhio sia in grado di cogliere segni grafici (le tag dei writer) e tipografici (il retino di stampa) e una capacità compositiva lucidissima, in grado da subito di confrontarsi con la grande dimensione, sapendo perfettamente dove lo strappo sarà condotto e condurrà lo spettatore a guardare…
Una visione che esce dagli schemi della tradizione e che unisce con sensibilità pittorica unica il mondo di arte e tecnologia è il lavoro di Aidan. I primi esperimenti tra arte e tecnologia sono stati condotti proprio in ambito pop da Rauschenberg- installazione Oracle– in collaborazione con l’ingegnere Billy Kluver (il quale collaborò tra i tanti con Jasper Johns, Tinguely e con lo stesso Warhol- installazione Silver Clouds-) in quella che fu l’entusiasmante collettivo di E.A.T- Experiment in Art and Technologies. Il pop dunque in virtù della sovrapposizione e trasversalità dei linguaggi non poteva non utilizzare anche la tecnologia. Come il pop statunitense utilizzava i media del tempo cinema, cartoon, pubblicità, oggi Aidan utilizza realtà aumentata e lo smartphone, strumento che tutti ma proprio tutti oggi abbiamo tra le mani, in un processo di nuova democratizzazione dell’arte che supera tanti problemi di fruizione propri della video-arte e delle video installazioni. Formata da studi incisori classici si appassiona ben presto alla multimedialità, bruciando velocemente le tappe di un percorso anche istituzionale sino ad arrivare al MoMA PS1 nel 2013 (il suo video Check point è selezionato nel contest PopRally), nel 2014 a Palazzo Reale a Milano (I HAVE A DREAM collettiva promossa dalla Fondazione Robert F. Kennedy ) e al MACRO (vincitrice del Premio Adrenalina), e alla GNAM di Roma nel 2015. Allo spettatore basterà inquadrare con il proprio dispositivo mobile le opere di Aidan per vederle in movimento, entrare nei sogni dell’artista che sono forse le nostre speranze… Ma come nella migliore tradizione pop dell’uso della t-shirt come strumento di comunicazione e d’arte, gli spettatori di RiminiArte troveranno nell’ambito di questo progetto dedicato al pop contemporaneo anche una sorpresa: Aidan ha disegnato una t-shirt limited edition Keep Art and stay Fashion che interpreta lo stile trasversale di questa nuova fiera e del pop, unendo arte e moda: inquadrando con il proprio smartphone la t-shirt questa si metterà in movimento in real time esattamente come le opere, permettendo ai visitatori un viaggio virtuale nel mondo del pop , della moda e della comunicazione.
Cercare corrispondenze, rivivere passato, proiettarsi in immaginari altri e farli propri, sognare futuri. Il pop è come un affascinante vampiro che tra linfa da sé ma che offre ad artisti e visitatori motivazioni ed emozioni così diverse da sfuggire quasi ai propri modelli … Stay tuned, Stay ART e Si fa presto PoP!
RIMINI ARTE
www.riminiarte.net
info@romagnafiere.it
11-14 dicembre 2015
Venerdì 17-20
Sabato e domenica 11-20
Lunedì 11-14
Pad B7 e D7
Via Emilia 155
47921 Rimini

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Il progetto espositivo, a cura di Chiara Serri, prevede una quindicina di immagini tratte dal volume “I tonnaroti di Favignana” (Nuova Ipsa Editore, Palermo, 2013). Fotografie scattate alla metà degli anni ’80, quando l’autore viveva in Sicilia, per documentare la storia della tonnara di Favignana.
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Stefano Fogato (Milano, 1958) nasce fotograficamente in Sicilia, dove realizza gli scatti raccolti nel volume “I tonnaroti di Favignana”, pubblicato nel 2013. Nel 1991 si stabilisce a Parigi entrando a far parte del Théâtre du Soleil d’Ariane Mnouchkine, dalla quale nel 1994 ottiene l’esclusiva, come Henry Cartier-Bresson e Martine Frank. Ha all’attivo mostre in Italia e all’estero. Vive e lavora tra Milano e Parigi.
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Un colore assoluto, che è sostanza, materia, corpo opaco toccato dalla luce e trasformato in vibrazione luminosa. Con le opere pittoriche di Sonia Costantini si inaugura sabato 19 settembre, alle ore 18.00, la sede congiunta di CSArt - Comunicazione per l’Arte e ClubArt - the modern art community nel centro storico di Reggio Emilia (Via Emilia Santo Stefano, 54).
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