Evento: Vilder Rosi.Forme d'aria
20/10/2018 - 14/11/2018
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Data di inserimento: 05/10/2018 - 10:57
Luogo: Reggio nell'Emilia (RE) - Emilia-Romagna
Data di inizio: 20/10/2018
Data di fine 14/11/2018
Descrizione
Le Forme d’aria di Vilder Rosi in esposizione, dal 20 ottobre al 14 novembre 2018, alla Galleria 8,75 Artecontemporanea di Reggio Emilia (Corso Garibaldi, 4). Curata da Chiara Serri, la personale sarà inaugurata sabato 20 ottobre alle ore 17.30.
Mostra d’esordio per il pittore reggiano che presenta al pubblico una ventina di opere ad olio su tela, tutte di recente produzione. Identificato nella Natura Morta il suo genere d’elezione, si è dedicato in particolare alle trasparenze di vetri e cristalli. Una ricerca che, nonostante il breve periodo di gestazione (2015-2018), presenta una notevole organicità, per idea, forma e scelta cromatica.
«Forme d’aria, scrive la curatrice, composizioni di vetri e cristalli su fondi neutri, realizzate con calma, nel tempo. Tempo lungo d’esecuzione in cui il gesto, modulato e reiterato, diventa il viatico per una profonda introspezione. A seguire, il tempo della visione, che non può essere fuggevole – in questo caso si coglierebbe solo l’abilità nell’uso della tecnica classica dell’olio su tela nella riproduzione di vasi Venini e vetri artistici di Murano – ma concentrata, per apprezzare il peso impalpabile della luce. Come per Giorgio Morandi, coppe e bottiglie non sono semplici contenitori, ma oggetti evocativi, a carattere magico e ipnotico. In un’atmosfera silenziosa e contemplativa l’osservatore, così come il pittore, si domanda quale sia il colore del vetro, ovvero quali siano i pigmenti che, una volta mescolati e dosati, possano restituire limpidamente il sentimento del visibile».
La Galleria 8,75 Artecontemporanea è aperta al pubblico di martedì, mercoledì, venerdì e sabato con orario 17.30-19.30 oppure su appuntamento. Ingresso libero. Per informazioni: tel. 340 3545183, ginodifrenna875arte@yahoo.it, www.csart.it/875, www.facebook.com/galleria875.
Vilder Rosi nasce nel 1947 a Reggio Emilia. Impiegato per oltre quarant’anni e grande sportivo, ha sempre coltivato la passione per la musica (a metà degli anni Sessanta ha fatto parte di un gruppo rock come chitarra solista), per la fotografia in bianco e nero (praticata negli anni Settanta) e per l’arte, con frequenti visite a mostre di ogni genere. Ha preso parte a diversi corsi di disegno, pittura e storia dell’arte. Dal 2015 frequenta con continuità lo studio dell’artista Carlo Ferrari, che lo ha presentato al gallerista Gino Di Frenna, presidente dell’Associazione Culturale 8,75 Artecontemporanea. Forme d’aria è la sua prima mostra. Vive e lavora a Reggio Emilia.
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Andrea Saltini, Sopravvivere a Picasso
09/06/2018 - 07/07/2018
Modena (MO) - Emilia-Romagna
Inserito da CSArt Serri
La Galleria ArteSì di Modena (Via Fonte d’Abisso, 10) presenta, dal 9 giugno al 7 luglio 2018, “Sopravvivere a Picasso”, mostra di Andrea Saltini a cura di Cristina Muccioli. Realizzata in collaborazione con Magnificat Ars Societas, l’esposizione sarà inaugurata sabato 9 giugno alle ore 18.30.
Per la prima volta interamente dedicati ad una personale, gli ampi spazi della Galleria ArteSì, diretta da Maria Teresa Mori, ospitano la nuova produzione dell’artista, tuttora in progress: quindici opere inedite su tela e su tavola caratterizzate da continue citazioni e rimandi (prima fra tutte l’opera da cui trae il titolo la mostra, la cui iconografia richiama esplicitamente “Guernica” di Picasso), ma anche dall’uso di argilla, gesso, pigmenti e inchiostri cinesi. Il percorso espositivo è completato, infine, da un excursus attraverso tre recenti serie pittoriche: “The Razors Edge” (2017-18), “Come puoi vivere a testa in giù?” (2016), “Trovami un modo migliore per uscirne” (2015-16).
«Andrea Saltini – scrive Cristina Muccioli – ha avuto tempi metabolici e di sedimentazione geologici. Adesso, il suo gesto su tela o su carta, le sue visioni, vanno più veloci della luce elettrica. Andrea è un cortocircuito vertiginoso tra memoria, sapere, sentimenti, pungoli emotivi, urgenze espressive. “Niuno mai come costui toccò i colori”, scriveva quel toscano-centrico irredento di Giorgio Vasari a proposito di Correggio. Lo avrebbe scritto anche di Saltini, che pure predilige i bianchi e i neri, perché li reinventa da virtuoso cercando i grigi, i suoi, come Yves Klein ha dato la caccia al blu. Titolo ironico e leggero – “Sopravvivere a Picasso” – a contrappeso di quella densità di contenuto e di forma che contraddice e tacita la prognosi infausta sulla figurazione italiana. Qui si fanno i conti con i giganti, sentiti Maestri non per essere banalmente emulati, né sovvertiti o desacralizzati, ma per essere rianimati attraverso un’infaticabile ricerca della propria unicità, della propria verità, per rinascere a vita nova. Se ne esce stremati, incantati, assorbiti, innamorati».
La mostra sarà aperta al pubblico fino al 7 luglio 2018, lunedì e domenica ore 17.00-19.30, martedì, mercoledì, venerdì e sabato ore 10.30-12.30 e 17.00-19.30, chiuso giovedì. Ingresso libero. Per informazioni: tel. +39 338 6764679, galleria@artesimodena.com, www.artesimodena.com, www.facebook.com/artesimodena, www.instagram.com/artesimodena.
Andrea Saltini, pittore, poeta e direttore artistico, nasce nel 1974 a Carpi (Mo), dove vive e lavora. Il primo semestre del 2018 è stato per lui particolarmente importante, con tre mostre personali (“The Razors Edge”, a cura di Alessandra Radaelli, MAC – Fondazione Maimeri, Milano; “Ritual de lo Habitual”, a cura di Marta Santacatterina, Rizomi Art Brut, Parma; “Sopravvivere a Picasso”, a cura di Cristina Muccioli, Galleria ArteSì, Modena) e la partecipazione a fiere d’arte internazionali (“Scope Art Show 2018”, Metropolitan Pavillon, Chelsea, New York; Salon du Dessin, Palais Brongniart, Parigi; “Lausanne Art Fair”, Expo Beaulieu Lausanne, Losanna). Sempre nel 2018 è stato prodotto un documentario dedicato all’artista, intitolato “La balena e il gamberetto” (produzione Italia/Sudafrica, in collaborazione con Magnificat Ars Societas). Nel 2017 è uscito il volume “Ritual de lo Habitual. 31 opere fatali” (Fermoeditore). È invece del 2016, anno in cui l’artista ha avviato la sua collaborazione con l’agenzia di promozione e distribuzione Magnificat Ars Societas, la monografia A.P.M. che racchiude dieci anni di attività. Dopo gli studi artistici e un Master UDP in comunicazione, Andrea Saltini ha portato avanti un’intensa attività espositiva, supportata anche da numerosi premi e riconoscimenti, con mostre in Italia e all’estero, nonché la partecipazione alla ‘55. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia”, nel Padiglione Nazionale della Costa Rica. L’interesse dell’artista si estende, infine, al campo della moda: dal 2015 collabora con MD75, per cui realizza periodicamente progetti dedicati.
Ricordi Futuri
24/01/2016 - 29/05/2016
Asti (AT) - Piemonte
Inserito da CSArt Serri
Dal 25 gennaio al 29 maggio 2016 Palazzo Mazzetti di Asti (Corso Alfieri, 357) ospiterà la mostra collettiva “Ricordi Futuri”, a cura di Ermanno Tedeschi. L’esposizione, allestita in occasione della Giornata della Memoria, ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio in commemorazione delle vittime dell'Olocausto, è promossa dalla Fondazione Palazzo Mazzetti e dalla Città di Asti, con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti e con la collaborazione di Banca CRAsti. La collettiva, che sarà inaugurata domenica 24 gennaio alle ore 11.00, gode del Patrocinio della Regione Piemonte e della Provincia di Asti. Progetto di allestimento e multimediale di Interactive sound. Media Partners: La Stampa e Astigiani. Catalogo Gli Ori editori, a cura di Paola Gribaudo.
Il fil rouge che collega le opere dei trentaquattro artisti in mostra è l'idea della memoria e del ricordo, che lega ogni persona alle proprie origini e tradizioni, intesa come unico strumento di conoscenza che l’uomo ha a disposizione, in quanto rende ciascun individuo consapevole delle proprie esperienze passate e solo così pronto ad affrontare quelle presenti e quelle future.
La collettiva comprende diversi ambiti della vita umana e diverse discipline. Si parte dall'arte figurativa e concettuale, per passare attraverso le percezioni sensoriali di oggetti (giocattoli, libri, scritti, architettura), fino ad arrivare a suoni, immagini, video interviste, fotografie, sculture e dipinti.
“Una mostra di racconto, composita” – osserva il curatore Ermanno Tedeschi – “che si sviluppa attraverso un linguaggio tecnologico immersivo ed opere ad elevato impatto emozionale”.
Gli elementi di questo percorso espositivo, ospitato a Palazzo Mazzetti, sono di provenienza diversa, nazionale ed internazionale, con una particolare attenzione al tema dell’Olocausto, ma anche con un occhio rivolto alla cultura e alla tradizione astigiana.
La collettiva “Ricordi Futuri” è suddivisa in nove sezioni, con opere di artisti provenienti da differenti discipline artistiche e con personaggi della cultura internazionale.
Si parte dall'installazione di Gianluigi Colin, che tappezzando muri e soffitto di fotografie e fogli testimonia eventi di un passato lontano e di un presente che è quasi futuro. Si passa poi alle “video interviste”, presenti lungo il percorso della mostra, ad illustri esponenti della cultura contemporanea (Daniel Libeskind, architetto; Arturo Schwarz, studioso, filosofo e poeta; Emilio Isgrò, artista; Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz – Birkenau; Maria De Benedetti, psicologa, già vicesindaco di Asti dal 1994 al 1998).
La seconda sezione è dedicata al “Gioco come segno del tempo”, con la presenza di quadri dell'artista israeliano Itshak Yarkoni. Nei dipinti esposti l’autore ha inserito giocattoli antichi (i cui originali sono presenti in mostra) nella realtà di oggi cercando un rapporto tra passato e futuro.
Un'attenzione particolare viene dedicata al “Ricordo attraverso la fotografia”, che rappresenta la terza sezione della mostra, con alcune immagini scattate da Vardi Khana che, con il suo progetto One Family, ripercorre la storia della sua famiglia scampata alla Shoah. Una documentazione unica sono le fotografie del canadese Yuri Dojc e di Bruna Biamino; il primo testimonia come i libri resistano alle guerre ed alle più turpi ingiurie, mentre la seconda ci mostra come Israele ha voluto ricordare la Shoah attraverso la realizzazione del Museo di Yad Va Shem. Norma Picciotto ha invece realizzato delle fotografie in cui simboli della storia e dell’arte antica e contemporanea giacciono su un tappeto di foglie secche e bianche.
“Il segno e la scrittura come testimoni del tempo” sono il titolo della quarta sezione e sono rappresentati dagli artisti Barbara Nejrotti con le impronte di un bambino, di una donna ed un uomo impresse su una tela con cucito e pittura, dalle sculture di Tobia Ravà, che si distingue per un linguaggio originale, utilizzando numeri e lettere ebraiche, dal lavoro di Nicole Riefolo, costruito assemblando illustrazioni originali digitalizzate del manoscritto Voynich, opera quattrocentesca il cui idioma sconosciuto non è stato ad oggi decifrato. Ed inoltre: dalle opere dell'artista Moshe Gordon, realizzate utilizzando due vecchi libri su uno dei quali compare la parola ebraica “iskor” (ricordo), dall’opera di Antonio Meneghetti padre dell'Ontoarte, dai lavori di Marina Munoz, che trasforma libri e ritagli di carte e legno, e dalle opere dell’artista americano Eugene Lemay. Il padre dell'arte israeliana Menashe Kadishman è presente con la Sua scultura Shachelet (foglie cadute), composta da un gran numero di pesanti dischi di metallo di forma circolare, aventi le sembianze di un volto convulso che urla.
“Generazioni” è il titolo dedicato all'installazione di Jessica Carroll e Riccardo Cordero, che rappresenta la quinta sezione della mostra, nella quale i lavori dei rispettivi padri sono...
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“Sculture da indossare”, in mostra le creazioni di Patrizia Corvaglia
23/06/2017 - 30/09/2017
Asti (AT) - Piemonte
Inserito da Lara Adinolfi
Le atmosfere del White di Milano continuano a Roma da Patrizia Corvaglia Gioielli

“Nasco pittrice e scultrice perché è dai segni e dalle forme che inizia il percorso del mio sogno”. Così Patrizia Corvaglia dopo il White di Milano, l’importantissima vetrina internazionale che l’ha vista protagonista nella città meneghina al Tortona Fashion District, racconta il ritorno delle sue creazioni a Roma.

“Ho respirato da sempre l’aria della bottega artigiana – rivela Patrizia Corvaglia eccellenza del made in Italy- Amo plasmare gioielli che diano il piacere di essere indossati per la loro bellezza estetica o perché, semplicemente, racchiudono elementi preziosi provenienti da percorsi umani intimi a cui riesco a dar forma”.

Da domani, nell’esclusivo atelier in via dei Banchi Nuovi a Roma, Patrizia Corvaglia presenterà le sue “Sculture da indossare”. In mostra nella bottega dove lavorò Benvenuto Cellini ecco quindi meravigliose opere d'arte tutte da indossare. Forme ancestrali ed elementi naturali con animali e foglie stilizzate realizzate con strutture materiche minimali, uniche e preziose. Pezzi dall'anima ben delineata che conquistano chi sa lasciarsi catturare. Una grandissima occasione per gli appassionati del bello che avranno l’opportunità di ammirare le nuove collezioni firmate Patrizia Corvaglia Gioielli.

Artista e designer, Patrizia Corvaglia è un’eccellente maestra d’arte che ha portato la sua estetica al punto d’incontro e di fusione con l’oreficeria, antico sapere appreso in famiglia. Disegna personalmente i suoi gioielli utilizzando materiali naturali come cristalli, pietre grezze e metalli fondendoli in linee e accostamenti sempre unici che offrono infinite possibilità di personalizzazione e interpretazione. Il futuro dei gioielli Patrizia Corvaglia? Nel mondo, ovunque lo stile italiano possa sposarsi con il gusto del bello e del particolare
Gabriele Basilico e Álvaro Siza, Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce
05/05/2017 - 09/07/2017
Asti (AT) - Piemonte
Inserito da CSArt Serri
Le fotografie di Gabriele Basilico, in dialogo con i disegni dell’architetto Álvaro Siza, in mostra da Vicolo Folletto Art Factories di Reggio Emilia in occasione di “Fotografia Europea”.
Accompagnata da un libro pubblicato da corsiero editore, l’esposizione “Matosinhos. Non c’è spazio né architettura senza luce” sarà aperta al pubblico da venerdì 5 maggio 2017. Domenica 7 maggio 2017, alle ore 16.30, si terrà la presentazione del volume a cura di Giovanna Calvenzi (Studio Gabriele Basilico).
Quaranta fotografie di Gabriele Basilico e dieci disegni su carta di Álvaro Siza compongono il ritratto di Matosinhos (comune portoghese situato nel distretto di Porto) e allo stesso tempo costituiscono l’esito del dialogo tra un architetto e un fotografo, maturato attraverso lunghe conversazioni nella casa della sorella di Siza, Tereza, ma anche e soprattutto attraverso camminate e sguardi condivisi.
Basilico e Siza si conobbero in occasione del Progetto Espositivo “Uma cidade assim (Una città così)”, commissionato dal Comune di Matosinhos.
«Stiamo passeggiando – scrive Gabriele Basilico nel 2011 – Álvaro e io, una domenica mattina per le strade di Matosinhos, non lontano dalla casa in stile eclettico di rua Brito Capelo, dove Siza ha vissuto per molti anni con la sua famiglia e dove tuttora abita sua sorella Tereza. I fabbricati che contornano le strade di questo quartiere sono capannoni, magazzini, spazi di industrie dismesse, dove una volta veniva lavorato e inscatolato il pesce. Le scritte delle compagnie, che campeggiavano enormi sulle facciate degli edifici, come nelle tele degli artisti pop, sono scolorite, quasi illeggibili e l’atmosfera, con la complicità della luce intensa che si riflette sul pavé e dell’assenza quasi totale di traffico, è come sospesa in un tempo dilatato».
«Circa venti anni fa – racconta Siza nel 1999 – visitò il Portogallo un architetto brasiliano, Charles Nelson che dirigeva la ristrutturazione di una favela a Rio de Janeiro. Ci presentò il suo progetto, un variopinto miscuglio di lotta urbana, auto-costruzione, samba e poesia. […] Nacque in me l’idea che la città rinnovata, non sappiamo quale città, sarebbe sorta dalla periferia, dalle bidonvilles, dalle favelas, più che dalla memoria o dalla presenza dei centri storici. Provo la stessa sensazione quando guardo le fotografie di Basilico. […] Le immagini esasperate di Basilico sono l’espressione di un’enorme speranza, di comprensione e di tolleranza, della convinzione. Possiamo parlare di fede, fede nell’uomo in costruzione. Quelle immagini nascono da una passeggiata fra le macerie. A volte le macerie sono reali, rovine perforate dal tempo o dalle pallottole, non-rovine che rovinano la città, rovine disprezzate o abitate, mai ritoccate. […] Basilico è un architetto che non esercita? È un architetto di visione al di là del pessimismo. Sa vedere meglio e apprendere, insegnare a vedere. I suoi strumenti sono l’ombra e la luce. Le ombre disegnano lo spazio. Dipendono dalla lue. Non c’è spazio né architettura senza luce. L’accettazione è creazione. Luce».
La mostra comprende, inoltre, alcune note fotografie di Porto scattate negli stessi anni da Gabriele Basilico.
L’esposizione sarà aperta al pubblico dal 5 maggio al 9 luglio 2017 con orario 10.30-13.00 e 16.30-19.30, oppure su appuntamento, chiuso il giovedì. In occasione di “Fotografia Europea”, apertura straordinaria domenica 7 e 14 maggio con orario 10.30-13.00 e 16.30-19.30. Ingresso libero. Libro corsiero editore, 2017, 120 pagine. Per informazioni: tel. + 39 342 6741987, gallery@vicolofolletto.it, www.vicolofolletto.it.